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mercoledì 23 maggio 2012

25.05 - Robert Bonisolo e Paolo Birro a Jazz & More (Concerti - Jazz) 25/05/2012 San Pietro in Cariano

http://www.inagenda.info/it/eventi_dettaglio.asp?IDEvent=20988&IDPage=2

25.05 - Robert Bonisolo e Paolo Birro a Jazz & More

(Concerti - Jazz)

25/05/2012 San Pietro in Cariano

25.05 - Robert Bonisolo e Paolo Birro a Jazz & More
Gran Can RistorArte, Pedemonte VR
Evento ad ingresso gratuito
Venerdì 25 maggio alle 20.00 prende il via con due grandi del Jazz Italiano "Jazz & More: Suoni Sapori e Solidarietà", la rassegna musicale del Gran Can RistorArte di Pedemonte, a Verona, che unisce Sapori di stagione, Vini Veronesi, Musica Jazz e Solidarietà.
Sotto la direzione artistica del trombettista Fabrizio Gaudino, ed organizzativa di Silvano Dalla Valentina, la rassegna si promette di coinvolgere i migliori nomi del Jazz e non solo, in un luogo, il Gran Can, dove concittadini, turisti, territorio e cultura convivono a sostegno di un progetto di ospitalità e riabilitazione per persone con disagio psichico.
Cenando nel locale prima dello spettacolo, potrete assaggiare i prelibati piatti alla “Carta” o il “Menù Degustazione” della serata preparati nelle nostre cucine, dove lavorano anche persone con disagio psichico, mantenendo il tavolo per assistere al Concerto.
L'ingresso dopo cena per assistere allo spettacolo è libero e gratuito.
Il Programma
Ore 20.00: Appuntamento al Gran Can
Ore 20.15: Cena con menù a Km 0
................. Luca Basso e il suo staff
Ore 21.45: Concerto Jazz
................. Robert Bonisolo, sax
................. Paolo Birro, piano
Ore 23.30: Fine serata
La Cucina
Dalla cucina, lo chef Luca e il suo staff proporranno un assaggio di sapori di stagione a Km0, accompagnati dai vini serviti in sala da Sabrina e Claudio. Pane, pasta e grissini sono fatti in casa da persone con disabilità che vivono al Gran Can. Buon appetito.
- Antipasto
Soufflè agli asparagi di Verona con crostoni dorati e salsa Mornay
- Primo Piatto
Tagliatelle ai tre colori con verdure stufate su crema di Monte Veronese Dop
- Dessert
Pere nostrane cotte nell'Amarone accompagnate da gelato artigianale alla cannella
Ingresso
Cena: € 22,00 a persona*
Concerto: ingresso libero e gratuito con consumazione
*La cena include il menù indicato, acqua naturale e gassata, pane, coperto e caffè.
Per i bimbi, sconto 50% e Spazio Giochi.
Info e Prenotazioni
Tel. 045 7701911 | Cell. 345 3845373 | info@hotelgrancan.it - www.hotelgrancan.it

Indirizzo:
Gran Can RistorArte
Via G. Campostrini, 60 - 37029 Pedemonte
San Pietro in Cariano (Verona)

Per informazioni o per segnalare errori sull'evento clicca qui.

Telefono: 045 7701911
Prezzi:
22
Spettatori:
100
Evento segnalato da Anteprima Opera

domenica 18 marzo 2012

Venezia Dal 30 agosto al 3 settembre Excelsior ospita Mercato

http://www.stradivariusconcerti.com

Presenta

http://www.spettacolinews.it/venezia-DS0A6228.html

4/03/2012

Venezia

Dal 30 agosto al 3 settembre Excelsior ospita Mercato

di Antonio Galluzzo

Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, si è riunito oggi nella sede di Ca' Giustinian e ha preso le seguenti decisioni. Nell'ambito della riqualificazione - svolta d'intesa col Comune di Venezia - delle strutture esistenti della Mostra del Cinema al Lido, che ha visto nel 2011 il restauro della Sala Grande, il Cda ha approvato l'avvio dei lavori per la realizzazione di un nuovo, più ampio e funzionale foyer del Palazzo del Cinema per l'accoglienza del pubblico, intervenendo negli spazi dell'avancorpo al piano terra del Palazzo stesso, come previsto dal progetto approvato dalla Conferenza dei servizi del 22 luglio 2011. L'intervento prevede anche il rinnovo delle due salette storiche Pasinetti e Zorzi, con un ampliamento complessivo di 50 posti. La Sala Volpi, che porta il nome del fondatore della Mostra del Cinema, ricavata a suo tempo riducendo il foyer ma purtroppo ormai del tutto inadeguata per qualità e caratteristiche, sarà temporaneamente allestita - per l'edizione 2012 della Mostra - in una sala sostitutiva al primo piano del Casinò, senza alcuna riduzione di posti (150). La Sala Volpi troverà in seguito più degna e funzionale collocazione all'esterno del Palazzo, come previsto dal progetto sopracitato. Per il Settore Cinema, il Cda è stato informato sull'avanzamento del progetto del nuovo Mercato del Film (Venice Film Market) proposto dal direttore Alberto Barbera, che si aggiungerà all'Industry Office per incrementare la capacità di attrazione verso gli operatori della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. A partire dalla prossima edizione della Mostra (29 agosto-8 settembre 2012), il Mercato - concentrato nei primi giorni, quest'anno da giovedì 30 agosto a lunedì 3 settembre, e allestito in appositi spazi all'Hotel Excelsior - si affiancherà, potenziandolo, all'Industry Office che continuerà invece la sua funzione durante tutta la Mostra come avvenuto negli anni scorsi, offrendo molteplici possibilità di assistenza agli operatori.

sabato 10 marzo 2012

Poesie Dialettali - Poesie e Proverbi di ogni Regione Italiana - Dialetti & Lingue...

http://www.stradivariusconcerti.com

Presenta

Regole Dialettali
Poesie in Lingua
Racconti Dialettali

Canzoni Dialettali
Poesie Dialettali

Poesie Napoletane
Poesie Siciliane
Poesie Romanesche
Poesie Milanesi

Lingua Veneta
Dialetto Veronese
Dialetto Calabrese
Dialetto Brianzolo

Dialetto Bergamasco
Dialetto Bolognese
Dialetto Romagnolo
Dialetto Modenese

Dialetto Piemontese
Dialetto Lombardo
Dialetto Ticinese
Dialetti Sud Italia

Dialetti Pugliesi
Dialetto Friulano
Dialetto Barese
Lingua Greca

Lingua Araba
Lingua Turca
Lingua Albanese
Poesie Latine

Lingua Francese
Lingua Spagnola
Lingua Irlandese

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetti
Cronologia   http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetto&action=history

Dialetto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Rimando da Dialetti)

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Nota disambigua - Se stai cercando riguardo i linguaggi in informatica, vedi dialetto (informatica).

Nota disambigua - Se stai cercando i dialetti d'Italia, vedi Elenco dei dialetti d'Italia.

« Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e di rivelatore;
il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia,
è l'espressione della fantasia.
»

(Federico Fellini e Nicola Gigante)

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Un dialetto (dal greco διάλεκτος, dialektos, letteralmente "lingua parlata") è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori, e l'area stessa, possono essere di dimensione arbitraria. Ne consegue che un dialetto per un'area più ampia può contenere molte varianti, che a loro volta possono contenere sottovarianti di aree ancora minori, e così via.

In generale al termine si riconoscono due principali diverse accezioni. La prima, di derivazione (nel senso del significato) più anglosassone (cui corrisponde l'inglese "dialect") prevede che il "dialetto" sia una delle "varianti" di un continuum linguistico geografico, e pertanto va sempre riferito ad una precisa famiglia linguistica ed eventualmente relazionato alla "forma linguistica di riferimento" o "principale" di tale famiglia, definita forma 'Standard' (o koinè), anche se talune famiglie possono presentare più di una forma 'standard' (si veda Diasistema).

La seconda accezione è di derivazione greca (cui corrisponde il greco antico "διάλεκτος") e vuole che il "dialetto" altro non sia che un "idioma" con una sua caratterizzazione territoriale a prescindere da qualsiasi legame con altri idiomi vicini (che possono esistere o meno) o con la lingua ufficiale (o lingue ufficiali) che vige nel suo territorio di pertinenza, idioma però che a differenza di altri idiomi non ha riconosciuto il rango di lingua perché non presenta (o non gli si riconosce) un uso ufficiale o comunque prestigioso.

In Italia sono diffuse, non senza confusione, entrambe le accezioni. In particolare dal punto di vista politico, legislativo e giurisprudenziale il termine "dialetto" è usato, fedelmente alla seconda accezione, per definire qualsiasi lingua romanza (ma spesso anche slava, germanica, ellenica o albanese) parlata in un'area geografica del Paese e che non goda dello status di "lingua" (ufficiale o coufficiale), nella quale categoria ricadono ad esempio diversi idiomi romanzi dotati di storia propria e fra loro non intercomprensibili, nonché spesso dotati di una propria tradizione letteraria di rilievo, come accade per il milanese, il napoletano, il veneto e il siciliano. Altre lingue - romanze e non - sono riconosciute come lingue ufficiali assieme all'italiano in un'area amministrativa delimitata (per es. friulano in Friuli, sardo in Sardegna, catalano ad Alghero, tedesco in Alto Adige e varie altre) dove godono del pieno diritto all'insegnamento (finanziato dallo Stato) e all'uso nella comunicazione pubblica, potendo inoltre raggiungere con l'emanazione di apposite norme lo stato di sostanziale coufficialità con l'italiano. Queste "lingue" riconosciute in genere non vengono quasi mai chiamate "dialetti" anche nella pratica verbale comune delle varie regioni italiane, e la stessa legislazione (statale e regionale) per identificare sottovarianti interne a queste "lingue" preferisce sempre il termine "variante" (e suoi corrispettivi nelle lingue in questione) a scapito del termine "dialetto".

Ovviamente tale distinzione fatta tra "Lingue" riconosciute e dialetti non si basa (se non solo in parte) su criteri linguistici, quanto piuttosto su decisioni di carattere storico-politico: sia le "lingue" che i "dialetti" d'Italia sono idiomi tra loro linguisticamente indipendenti (anche se spesso apparentati se si considerano gli idiomi romanzi) e non varianti dell'italiano, cosa non valida solo per pochissimi idiomi storici quali le parlate toscane e parte delle parlate laziali, oltre naturalmente alle varie forme di Italiano praticate in tutta Italia ("italiani regionali") che risentono, luogo per luogo, dell'influsso della lingua locale, specie nell'accento e in parte nel lessico.

Un dialetto è un sistema completo di comunicazione verbale (orale o a segni ma non necessariamente scritto) con un proprio vocabolario o grammatica.

Il concetto di dialetto può essere distinto da:

  • socioletto, una varietà linguistica parlata da un certo strato sociale,
  • lingua standard, che è standardizzata per la pubblica prestazione (p. es. standard scritto),
  • gergo, caratterizzato da differenze nel vocabolario (o, in gergo linguistico, nel lessico).

Varietà linguistiche quali i dialetti, gli idioletti ed i socioletti possono essere distinte non solo dal vocabolario e dalla grammatica, ma anche da differenze nella fonologia (compresa la prosodia). Se le distinzioni sono limitate alla fonologia, si parla di accento di una varietà o inflessione anziché varietà o dialetto.

Lo studio dei dialetti, affidato alla dialettologia, non si limita a confrontare, tuttavia, differenze ed affinità dei dialetti, ma ne fornisce una precisa classificazione. Inoltre, consente di definire un quadro più ampio e dettagliato su usi e costumi delle differenti popolazioni.

Quasi sempre al dialetto fa ricorso la saggezza popolare per la formulazione dei proverbi - più o meno antichi - i quali, se particolarmente articolati e impervi nella pronuncia, diventano veri e propri scioglilingua.

Talvolta per risolvere contenziosi di poco conto è più facile sostenere le proprie ragioni esprimendosi nel gergo locale: non a caso la parola dialetto condivide la radice con i termini dialogo e dialettica con cui, secondo la filosofia, si analizzano criticamente argomenti e ipotesi opposte. Quindi, anche il dialetto può essere utile per praticare la fine arte della diplomazia.

Indice

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Dialetti standard e non-standard [modifica]

Nell'accezione di "variante", un dialetto standard o dialetto standardizzato o "lingua standard" è una variante caratterizzata da regole fissate di grammatica e grafia, e da un supporto legislativo o istituzionale. Tale supporto può comprendere il riconoscimento o la designazione governativa, la presentazione come forma corretta della lingua nelle scuole, pubblicazione di grammatiche, dizionari e libri di testo che avanzano una forma corretta parlata e scritta; ed una letteratura formale estesa che impiega tale dialetto (prosa, poesia, testi di riferimento, ecc.). Possono esistere più d'un dialetto (o variante) standard associati ad una lingua. È il caso di Standard British English, Standard American English e Standard Indian English che possono essere tutte definite varianti (o dialetti, secondo questa accezione) standard dell'inglese.

Una variante non standard, come una variante standard, ha un vocabolario, una grammatica, ed una sintassi completa, ma non è beneficiaria di un supporto istituzionale. Ad esempio, l'African-American Vernacular English potrebbe essere definito un dialetto non standard della lingua inglese.

"Dialetto" e "lingua" [modifica]

Non esistono criteri scientifici o universalmente accettati per discriminare le "lingue" dai "dialetti", anche se esistono alcuni paradigmi, che danno risultati spesso contraddittori. La distinzione esatta è pertanto soggettiva, e dipende dal proprio sistema di riferimento.

Le varietà linguistiche sono spesso definite "dialetti" piuttosto che "lingue":

  • perché non riconosciute come lingua letteraria, non avendo una letteratura propria
  • perché alla comunità dei locutori della varietà non corrisponde alcuno Stato a sé stante che la riconosca come propria
  • perché non sono utilizzate per redigere documenti ufficiali
  • perché il loro idioma manca di prestigio.

Così accade anche in Italia, ove per varie ragioni, tra le quali la politica fortemente centralista e massificante adottata dal fascismo, la diffusione della scolarizzazione e dei moderni mezzi di comunicazione, e dunque della lingua italiana standard, i dialetti hanno subito, a partire dal '900, una continua svalutazione sino al rischio, in taluni casi, di estinzione degli stessi.

I linguisti antropologici definiscono il dialetto come variante. In questo paradigma la differenza tra lingua e dialetto è quella tra l'astratto o il generale ed il concreto o il particolare: da tale prospettiva, nessuno parla una "lingua", tutti parlano un dialetto di una lingua. L'identificazione di un particolare variante come versione "standard" o "corretta" potrebbe essere costituita da una distinzione sociale anziché artificiale o letteraria, e quindi la lingua standard in questi casi può identificarsi col socioletto della classe di élite.

La linguistica moderna afferma che lo status sociale di "lingua" non è unicamente determinato da criteri linguistici, ma è anche il risultato di uno sviluppo storico e politico. Il croato ed il serbo diventarono lingue scritte sviluppando due tradizioni letterarie indipendenti, addirittura con l'uso di alfabeti differenti, e sono quindi considerate lingue indipendenti dai rispettivi parlanti, sebbene in realtà siano molto simili.

Il linguista yiddish Max Weinreich pubblicò l'espressione, "A shprakh iz a dialekt mit an armey un a flot" ("Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina"), illustrando il fatto che le lingue si creano per assimilazione. Questa è forse la dichiarazione più citata di un'analogia che è stata attribuita ad altri autori. (Weinreich dichiara esplicitamente di non averla ideata.) Qualcuno ha suggerito che la formulazione iniziale fosse di Hubert Lyautey come

« "Une langue, c'est un dialecte qui possède une armée, une marine et une aviation." ("Una lingua è un dialetto che possiede un esercito, una marina ed un'aviazione.") »

Fattori politici [modifica]

A causa della politica e dell'ideologia, la classificazione delle diverse parlate come dialetti o lingue e il loro rapporto con altri tipi di idioma, può essere controversa, e i verdetti inconsistenti. L'inglese ed il serbo-croato sono un valido esempio. Sia l'inglese che il serbo-croato hanno due varianti principali (British English ed American English, serbo e croato, rispettivamente), insieme ad altre varianti minori. Per ragioni politiche, la scelta di classificare queste varietà come "lingue" o "dialetti" porta a risultati inconsistenti: British e American English, parlati da stretti alleati politici e militari, sono quasi universalmente considerate varianti di una lingua unica, mentre le lingue standard di Serbia e Croazia, le differenze tra le quali sono del tutto paragonabili alle differenze tra le varianti dell'inglese, sono considerate da molti linguisti della regione come lingue distinti.

Gli esempi paralleli abbondano. In Libano i "Guardiani dei Cedri", un partito politico di destra fortemente nazionalista (principalmente cristiano) che si oppone ai legami del paese col mondo arabo, sostiene che il "libanese" debba essere riconosciuto come lingua separata dall'arabo ed ha finanche premuto per la sostituzione dell'alfabeto arabo con un revival dell'antico alfabeto fenicio. In Spagna, il catalano ed il valenziano vengono ufficialmente trattate come idiomi (minoritari) distinti, sebbene si tratti - secondo le dichiarazioni ufficiali della stessa Regia accademia della lingua valenziana, istituzione che regolamenta l'uso del valenziano - della stessa lingua, che ha storicamente assunto denominazioni differenti. La Regia accademia della lingua valenziana parla di una "lingua pluricentrica" - cioè con un continuum linguistico-dialettale sottoposto a norme (specialmente nel campo della regolamentazione fonetica) parzialmente differenti (come è il caso del fiammingo e l'olandese). Ciononostante, esiste nella Comunità valenziana un diffuso movimento (il blaverismo) che nega l'unità della lingua e afferma che il valenziano è, non solo giuridicamente, ma anche linguisticamente una lingua separata e differente dal catalano. Altro esempio è il moldavo: tale lingua non esisteva prima del 1945 e la comunità linguistica internazionale resta scettica sulla sua classificazione. Dopo l'annessione da parte dell'Unione Sovietica della provincia rumena Bessarabia, successivamente ribattezzata Moldavia, fu imposto l'alfabeto cirillico per la scrittura del rumeno, e numerose parole slave furono importate nella lingua, nel tentativo di indebolire qualsiasi senso di identità nazionale condivisa con la Romania. Dopo che la Moldavia ottenne l'indipendenza nel 1991 (e cambiò nome in Moldova), tornò ad un alfabeto latino modificato, come rifiuto delle connotazioni politiche dell'alfabeto cirillico. Nel 1996, però, il parlamento moldovo, citando timori di "espansionismo rumeno", rifiutò una proposta del presidente Mircea Snegur di ritornare al nome di lingua romena, e nel 2003 fu pubblicato un dizionario "rumeno-moldavo" , con l'intento di dimostrare che i due paesi parlassero lingue diverse. I linguisti dell'Accademia Rumena reagirono dichiarando che tutte le parole moldave erano anche parole rumene. Anche in Moldova, il presidente dell'Istituto di Linguistica dell'Accademia delle Scienze, Ion Bărbuţă, descrisse il dizionario come un'"assurdità" con motivazioni politiche.

In contrasto, le lingue parlate del Cinese Han sono usualmente denotate come dialetti (talvolta addirittura nel senso stretto di "variante") di una lingua cinese, per promuovere l'unità nazionale, benché siano tra loro mutualmente non intelleggibili senza un'adeguata istruzione o esperienza verbale.

Il significato dei fattori politici in un qualsiasi tentativo di rispondere alla domanda "cos'è una lingua?" è abbastanza grande da mettere in dubbio la possibilità di una definizione strettamente linguistica, senza un approccio socioculturale. Questo è illustrato dalla frequenza con cui l'aforisma discusso precedentemente dell'esercito e della marina viene citato.

Il punto di vista della linguistica storica [modifica]

Molti linguisti storici considerano ogni forma verbale come un dialetto del mezzo di comunicazione più antico da cui si è sviluppata. Questa prospettiva vede le lingue neolatine moderne come dialetti del latino, il greco moderno come dialetto del greco antico, ed il pidgin Tok Pisin come dialetto dell'inglese.

Questo paradigma non è esente da problemi. Mette al primo posto le relazioni tassonomiche; i "dialetti" di una "lingua" (che può essere a sua volta un "dialetto" di una "lingua" più antica) potrebbero essere mutuamente intellegibili o meno. Inoltre, una lingua genitrice potrebbe dar luogo a parecchi "dialetti" che a loro volta si suddividono numerose volte, e alcuni "rami" dell'albero cambiano più rapidamente di altri. Ciò può dare origine alla situazione dove due dialetti (definiti secondo questo paradigma) con una relazione genetica alquanto lontana sono più facilmente comprensibili l'uno con l'altro di dialetti più strettamente imparentati. Questo schema è chiaramente presente nelle lingue neolatine, dove l'italiano e lo spagnolo hanno un grado elevato di mutua comprensibilità, che nessuno dei due condivide con il francese, nonostante ciascuna delle due lingue sia tassonomicamente più vicina al francese che all'altra. Il francese ha subito cambiamenti più rapidi dello spagnolo o dell'italiano.

Concetti di dialettologia [modifica]

Alcuni concetti di dialettologia:

Mutua intellegibilità [modifica]

Alcuni hanno tentato di distinguere i dialetti dalle lingue dicendo che i dialetti sono mutuamente comprensibili mentre le lingue no. Ma questo concetto è meno nitido di quanto possa sembrare. I parlanti dell'italiano e dello spagnolo, ad esempio, potrebbero riuscire a comprendere una porzione considerevole dell'altra lingua, mentre i parlanti del lombardo e del siciliano, due dialetti che durante il fascismo erano considerati varianti dell'italiano, possono incontrare barriere considerevoli alla mutua comprensione, decisamente ardue per parlanti che si accingono all'altro dialetto senza averlo potuto ascoltare per sufficiente tempo, se non addirittura decisamente insuperabili per parlanti con istruzione medio-bassa. In generale comunque in Italia l'apprendimento di un "dialetto" diverso dal proprio passa sempre per una qualche forma di progressiva istruzione impartita oralmente, tipicamente in lingua italiana in quanto assai spesso unico comune anche se parlato a sua volta in diverse varianti.

Diglossia [modifica]

Un altro problema ha luogo in caso di diglossia, parola usata per descrivere una situazione dove, in una data società, esistono due lingue strettamente apparentate, una di elevato prestigio, generalmente usata dal governo e nei testi formali, ed una di basso prestigio, solitamente la lingua vernacolare parlata. Un esempio di ciò si ha per il sanscrito, che era considerato il modo di espressione corretto nell'India settentrionale, ma accessibile solo dalla classe superiore, ed il pracrito che era la parlata comune ed informale. Così accade anche in Italia, dove molti parlano in dialetto come lingua, appunto, di dialogo, mentre usano l'italiano come lingua di alto registro.

Continuum dialettale [modifica]

Un continuum dialettale è un'area linguistica le cui varianti geograficamente adiacenti sono mutuamente comprensibili, ma la comprensibilità decresce stabilmente al crescere della distanza tra le diverse varianti, in modo tale che i parlanti di aree lontane non potendosi capire vicendevolmente faticano a considerare i propri rispettivi idiomi come "varianti" di una stessa lingua (o famiglia linguistica) ma al contrario li considerano dialetti (se non lingue) indipendenti. Un esempio ben noto è il continuum afrikaans-olandese-frigio-tedesco, un'ampia rete di dialetti con quattro standard letterari riconosciuti. Anche se l'olandese standard ed il tedesco non sono mutuamente intellegibili, una catena di dialetti li collega, senza rotture nell'intellegibilità fra due dialetti adiacenti lungo il continuum. Una rete di dialetti esiste analogamente fra le lingue slave orientali, fra cui il russo, il bielorusso e l'ucraino sono riconosciuti come standard letterari. Anche il serbo-croato si può vedere come una rete di quattro dialetti importanti e tre lingue letterarie. Le lingue neolatine -- portoghese, castigliano, catalano, provenzale, francese, occitano, corso, sardo, siciliano, napoletano, italiano, ligure, piemontese, lombardo, veneto, emiliano, romancio, friulano, ma non il romeno-moldavo che è geograficamente isolato -- formano, a grande scala, un altro continuum ben noto e studiato, pur con alcune zone di marcata separazione.

Diasistema [modifica]

Un diasistema si riferisce ad una singola lingua genetica che possiede due o più forme standard. Un esempio è l'hindi-urdu o l'hindustano, che abbraccia due varietà standard principali, urdu ed hindi.

Pluricentrismo [modifica]

Una lingua pluricentrica è una lingua con diverse versioni standard, come l'inglese, il castigliano ed il portoghese.

Il sistema Ausbausprache - Abstandsprache - Dachsprache [modifica]

Un paradigma analitico sviluppato da linguisti professionisti è noto come sistema Ausbausprache - Abstandsprache - Dachsprache. Si è dimostrato popolare tra i linguisti dell'Europa continentale, ma non è altrettanto conosciuto nei paesi di lingua inglese, soprattutto tra i non linguisti. Anche se è solo uno di molti paradigmi possibili, ha il vantaggio di essere costruito da linguisti professionisti allo scopo di analizzare e categorizzare le varietà linguistiche, ed ha il vantaggio di sostituire parole cariche come "lingua" e "dialetto" con i termini tedeschi di Ausbausprache, Abstandsprache, e Dachsprache, parole che non sono (ancora) caricate di connotazioni politiche, culturali, o emotive. Potrebbe rivelarsi un utile strumento per guardare controversie linguistiche antiche ed avvelenate sotto una lente diversa.

Il dialetto in Italia [modifica]

Forte di una radicata tradizione verbale ma anche letteraria, il dialetto in Italia è servito nel tempo da spunto per la realizzazione di molti lavori teatrali entrati poi stabilmente nel repertorio di uno specifico genere chiamato teatro dialettale.

Valore culturale del dialetto [modifica]

Un valore particolare al dialetto è stato attribuito solo in tempi relativamente recenti: vale a dire da quando si è avuta piena consapevolezza della predominanza di una lingua, quella nazionale, su ogni altro tipo di parlata. Affinché i dialetti non scomparissero diventando lingue morte, si è tentato e si tenta di studiare e recuperare appieno il significato storico ed il senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell'identità propri di ogni regione. Tra i principali autori di questo recupero, si pone il glottologo e studioso di dialettologia Gaetano Di Massa, autore in particolare di ricerche ed opere in vernacolo delle province di Frosinone e Latina.

Status di lingua o dialetto nelle pagine della Wikipedia in lingua italiana [modifica]

Circa il problema del discrimine tra "lingue" e "dialetti", la wikipedia in lingua italiana adotta come criterio di distinzione le modifiche di standardizzazione ISO 639-1, ISO 639-2 e ISO 639-3, definendo "lingue" gli idiomi in qualche modo ascrivibili alle "lingue" riconosciute in queste codifiche (ossia quelle a cui è assegnato un codice), e definendo "dialetti" tutti gli altri idiomi. Per effetto di tale sistema di classificazione tutte le "lingue" del territorio italiano riconosciute come tali dallo stato italiano vengono indicate con lo stesso appellativo di lingua perché sono tutte anche individuate negli standard ISO sopraindicati, tuttavia tale appellativo è esteso anche a vari altri idiomi d'Italia, politicamente riconosciuti come "dialetti" ma indicati nella Wikipedia italiana con l'appellativo di "lingua" perché anche essi individuabili negli standard ISO (ad esempio il veneto e il siciliano).

Dialetti e lingue minori in territorio italiano [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Lingue parlate in Italia.

Per approfondire, vedi la voce Elenco dei dialetti d'Italia.

Mappa dei dialetti in Italia

Una pur sommaria suddivisione dei dialetti italiani può essere tassonomicamente così riassunta: (l'elenco rispetta la convenzione di Wikipedia sull'uso dei termini "lingua" e "dialetto")

Penisole linguistiche [modifica]
Isole linguistiche [modifica]

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto"

Categorie: Antropologia del linguaggio | Dialettologia | Dialetti italiani

Grazie a http://www.ugodugo.it/cunte.php

Poesia dialettale
U lucignele
‘Mbusse ‘ent’all’oglie
brucia nu lucignele.
Luce spanne attuorne
e murèa deségna
mbacce a mure scure:
Ombre longhe, ombre corte.
Facce larghe e attrappite
a le paréte appiccecate vire.
Suspira avvote ‘lla vamparèlla
avvote sfrija vulésse vulà.
Accusì ‘šta vita
‘šta vita noštra
corre luntane all’infinità.
E’ n’altaléna che fa
saglie-é-scigne
vola ‘ent’u biélle
sprufonna ‘ent’u male.
E che ‘mporta sé u štuppine
è de canape o line
e sé la carta è roscia o turchina?
Quanne l’oglie arriva a la fina
la luce ze štuta e ze ne va!
Chélla che rèšta fa brutta fina,
è la luce che sécuta a cammenà.
Corre e va! Corre e va!
Corre chiù de n’aréoplane
e te porta luntane
…all’Etèrnità.
1996
Il lumicino
Immerso nell’olio/ brucia un lumicino/ Luce spande intorno/ e ombre disegna/ sulle pareti scure/ Ombre lunghe, ombre corte/ Facce larghe ed invecchiate/ alle pareti appiccicate vedi/ Sospira a volte quella fiammella/ a volte frigge vorrebbe volar/ Così questa vita/ questa vita nostra/ corre lontano all’infinito/ E’ un’altalena che fa/ sali e scendi/ vola nel bello/ sprofonda nel male/ E cosa importa se lo stoppino/ è di canapa o di lino/ e se la carta è rossa o turchina/ Quando l’olio arriva alla fine/la luce si spegne e se ne va/ Ciò che resta fa una brutta fine/ E’ la luce che seguita ad andar/ Corre e va! Corre e va!/ Corre più di un aereoplano/ e ti porta lontano/ all’Eternità.
Férme e zitte
E’ passata la vita
rencurrènne na méta
che nen me recorde
né me ne vé’ mmènte u nome.
Ogni vota che štéva
p’arrevarla, z’alluntanava
cummé na buttiglia a mmare
che ‘rréca méssagge
pe caccherune ca pozza
menìrce a salvà.
E’ passata ‘šta vita
e l’illusione ca la méta
è vicina ze sfuma
e z’alluntana.
‘Nze lotta cchiù.
Ze so’ scunucchiate
le forze ‘é chi c’éva cunfurtà
e séme sbandate cumme
a gregge sènza pecurare.
La méta è sèmpe luntana
e chhiù cunfusa m’appare.
I’, pérò, férme e zitte
da ‘štu pošte aspètte
ché a la gènta torna la mémoria
prima ché na nova štrujjetoria
nen torna a farce reflètte.
La gènta scorda…
Prieste scorda…
(oh, quanta vote haje magnate
pane ‘nsuonne e me so’ sbauttite
da u passà d’apparécchie a šturme!).
I’, pérciò, férme e zitte aspètte
caccherune ca métte judizie
e me reporta ammènte
u nome ‘é ‘lla méta
ca me ‘ngenna ‘mpiette.
2002
FERMO E ZITTO
E’ trascorsa la vita/ rincorrendo una meta/ di cui non mi ricordo/ né mi viene a mente il nome/Ogni volta che stavo/ per raggiungerla, si allontanava/ come una bottiglia a mare/ che reca un messaggio/ per qualcuno che possa/ venire a salvarci/ E’ passata questa vita/ e l’illusione che la meta/ è vicina sfuma/ e si allontana/ Non si lotta più/ Si sono perse/ le forze di chi ci doveva confortare/ e siamo sbandati come/ il gregge senza pecoraio/ La meta è sempre lontana/ e più confusa mi appare/ Io però fermo e zitto/ da questo posto aspetto/che alla gente torni la memoria/ prima che un’altra distruzione/ non torni a farci riflettere/ La gente scorda…/ ( oh quante volte ho mangiato/ pane in sogno e mi sono impaurito/ dal passare di stormi d’aerei)/ Io però fermo e zitto aspetto/ qualcuno che metta giudizio/ e mi ricordi/ il nome di quella meta.
20 So’ turnate
Vint’anne so’ passate da quanne
ce mbarcamme pe l’Amèreca.
Recorde, pare ca fusse iére,
tate, mamma e nu’, cinche nennille.
Ke na cascetèlla ncuolle
attaccata che na capisciola
scignèmme a la štaziona.
Ciaccumpagnanne tutte l’amice
e quanne u tréne frišchiatte e partètte
nen sapèane s’u fazzulètte
l’avèana sventulijà o se ze l’avèana purtà
all’uocchie d’addò le štizze
scignèane a ‘mbonne la camicia.
E m’arrecorde quanda speranze,
quanda prumesse hai’ fatte a l’amice:
A chi ‘pprumettive la chiamata
na vota ca fusse arrevate,
a chi ‘pprumettive le dollere,
a chi sigarètte, a chi ciucculate.
Ma v’assicure nen v’haie scurdate.
Tanta lacreme haie penate
pe quanda vote v’haie penzate!
E nen ve ne diche quanne la séra
m’arretruave štrutte, štanche, sgrenate
sott’a le cupèrte, nen facév’aute
a penzà a u juorne ca fusse turnate.
Quille juorne paréva ca fusse sèmpe dumane.
E a dumane a dumane so’ passate vint’anne.
Vint’anne ru vì e mò so returnate
e finalmènte ‘štu suonne
pare ca z’è avverate.
Mò te revére Campuasce mie’
allungate da le Cése a San Giuuanniélle,
da le Camperèlle a le Limete
e me pare nu criature ca retrove crisciute
e spassianne pe ‘sse vije me sènte sperdute.
Ma po’ le piére, sule sule, me puortene
‘ncoppa le Munte.Saglie e scégne
scale e scalélle e revére
Pennine, Sanbartulumè, u Ponte Brušchie
e Sampaule e Santantuone.
Me retrove arzille
nnant’ u ciocchere appicciate
e a cantà pe’ Caitanèlla “ Oi Nénna-nénna”
e pe’ Ncurnatèlla “ Oi Peppenèlla”.
Ogni porta me recorda n’amiche
nu zie, na zia, na cummara,
pe’ dice tutta na štoria.
Da chélla funestra nen sènte chiù
Ncurnatèlla che canta…
Prima, pure de notte geranne pe ‘sse vije
nen te sentive maie sule,
‘nsacce, parèa ca štive sèmpe ‘ncumpagnija !
Parèa ca n’aute spirete abbetava pe ‘sse vije!
Camine e nen sacce, pare ca me sènte sbàuttite,
cumme se pe dént’a ‘sse vije,
che pe vint’anne me so’ purtate appriésse
chine de cante, de risa e pure de chiagne,
ze siéntene mò sule štrusce de muorte.
Mò tutt’è zitte e musce!
E pure se nu criature chiagne spurcellute
nnant’a la casa, u core nen me s’allatta cchiù,
bèncunte, quille Campuasce ca me so’
purtate mpiétte vint’anne pe’ l’Amèreca…
….E’ muorte!!!
1984
SON TORNATO
Vent’anni son passati da quando/ c’imbarcammo per l’America/ Ricordo pare fosse ieri/ babbo, mamma, e noi, cinque bimbi/
Con una cassetta in spalla/ legata con una fettuccia/ scendemmo alla stazione/ Ci accompagnarono tutti gli amici/ e quando il treno fischiò e partì/ non sapevano se i fazzoletti/ li dovavano sventolare o se li dovevano portare/ agli occhi da dove le lacrime/
scerndevano a bagnar la camicia/ E mi ricordo quante speranze/ quante promesse ho fatto agli amici/A chi promisi la chiamata/ una volta che fossi arrivato/ a chi promisi i dollari/ a chi sigarette, a chi cioccolato/Ma v’assicuro non vi ho scordato/Tante lacrime ho penato/ per quante volte vi ho pensato/ E non vi dico quando mi ritrovavo strutto, stanco, affaticato/ sotto le coperte, non facevo altro/ che pensare al giorno che fossi tornato/ Quel giorno pareva che fosse sempre domani/( E a domani a domani son passati vent’anni/
Vent’anni lo vedi, e ora sono tornato/ e finalmente questo sogno/ pare che si sia avverato/ Ora ti rivedo Campobasso mia/ allungata da Cese a San Giovannello/ da le Campere a Limiti/ e mi sembri un ragazzo che ritrovo cresciuto/ e passeggiando per le tue strade mi sento perduto/ Ma poi i piedi da soli mi riportano sui Monti/Salgo e scendo scale/ e scalette e rivedo Pennini/ San Bartolomeo, Il Ponte Bruschi e San Paolo e Sant’Antonio/ Mi ritrovo gagliardo davanti al ciocco/ acceso e a cantar per Gaetanella /” Nennanenna” e per Incoronatella “Peppenella”/ Ogni porta mi ricorda un amico/ uno zio,una zia, una comare/ per dire tutta una storia/ Da quella finestra non sento più/ Incoronatella che canta…/ Prima pure di notte girando per quelle strade/ non ti sentivi mai solo, non so/ pareva che eri sempre in compagnia/ Pareva che un altro spirito albergava per quelle strade/ Cammino e non so, pare che mi sento impaurito/ come se dentro a quelle strade/ che per vent’anni mi son portato dietro/piene di canti, di risa e pure di pianti/ si sentono ora solo fruscii di morti
/ Ora tutto è zitto e triste/ E pure se un bimbo piange nudo/davanti casa, il cuore non si intenerisce più/ dici bene, quella Campobasso che mi son/ portato nel cuore vent’anni per l’America…/ E’ morta!
La ‘ntratura
Sembrava na prucessiona
a veré ( da la Porta ‘e Sant’Antuone )
‘Ndré che purtave u patre
a canosce la nennélla so’.
Nnante jve isse
che nu mazze de sciure rusce
e che ru patre affianche.
Apprièsse secutavene
la mamma che le zijane
e po’, tutt’ammischiate,
frate e sosore,
fratecucine e sorecucine,
tutte misse ‘mbèllacopia
che nu carofene rusce mpiétte.
Réntra la casa la nènna
štèa spianne la menuta.
La purgessiona arrevata,
a la porta ha vattute
e la nènna tutt’allamparita
‘rrét’u ciardine è scappata
pecchè apparènne scurnosa
chiù bèlla mprissiona facésse.
Po’ la mamma è curruta
a chiamarla e ninamènte
z’è appresentata
che l’uocchie rerènne
‘e cuntentézza e facènne le fuse
cumm’a na attélla siamésa.
Po’ u priore, chiamate è menute,
e u cuntratte ha štennute
‘lencanne a puntine
chélla ca isse purtava
e chélla ca éssa purtava.
Ramaie pariénte
la fèsta z’aprètte
e ‘nnant’all’uocchie
ballà te verive
saucicce e presutte
mmescuotte e tentiglia
ca le stélle fa verè a pariglia.
(1958 rivista 1984)
L’entratura
Sembrava una processione/ a vedere ( da Porta Sant’Antonio)/ Andrea che portava il padre/ a conoscere la ragazza sua/ Davanti andava lui/ con un mazzo di fiori rossi/ e col padre accanto/ Appresso seguivano/ la madre con gli zii/ e poi tutti insieme/ fratelli e sorelle/ cugini e cugine/ tutti vestiti a festa/ e con un garofano rosso al petto/ Dentro casa stava/ la ragazza spiando l’arrivo/ La processione arrivata/ ha bussato alla porta/ e la ragazza tutta arrossata/ dietro al giardino è scappata/ perché apparendo scornosa/ più bella impressione facesse/ Poi la mamma è corsa a chiamarla e subito/ lei si è presentata/ con gli occhi ridenti/ di contentezza e facendo le fusa/ come una micetta siamesa/ Poi il Priore chiamato è venuto/ ed il contratto ha steso/ elencando a puntino/ ciò che lui portava/ e ciò che lei portava /Ormai parenti/ la festa s’è aperta/ e davanti agli occhi/ ballare ti vedevi/ salsicce e prosciutti/ biscotti e tintiglia/ che le stelle fa veder a pariglia.
Glossario
tentiglia – vino di tintiglia – particolare vitigno anticamente molto diffuso nel Molise.
fratecucine e sorecucine- cugini e cugine.
Tèrra mulesana
Quant’è bèlla
la tèrra d’u Mulise,
pure s’è chiéne
de vrécce e malajèrva,
che le muntagne aute,
che la néva ghianca
e che lu mare pure,
sèmpe azzurre.
E la gènta, le paisane mije,
tutta gènta bona e bèlla.
Gènta ‘ngènua, attaccata
a la tèrra e a la fatija,
gènta ca scégne da la muntagna,
gènta cu core spezzate!
Sì, u sacce, o paisane mije,
la tèrra noštra è povera,
ma bèlla cumme a éssa
‘ntèrra nen ce ne šta.
E vére ancora da la funèštra mia
chélla muntagna ghianca
d'andò na vota vedèa
u lupe ca scegnèa
chiane chiane
tutt’affamate
a ‘štu paése spaisate.
Ma la puurtà e la caraštija,
la fame e la ngurdenija d’u renare,
mannene ‘šta bona gènta
assai luntane
e ngopp’a ‘šta tèrra bèlla,
sana, aspra e forte
‘nce rèšta ché u lupe affamate.
1960
TERRA MOLISANA
Quanto è bella/ la terra del Molise/ pure s’è piena/ di pietre e malerba/ Con le montagne alte/ con la neve bianca/ e col mare pure/ sempre azzurro/ E la gente, i paesani miei/ è tutta gente buona e bella/ Gente semplice, attaccata/ alla terra e al lavoro/ gente che scende dalla montagna/ gente col cuore spezzato/ Sì lo so o paesani miei/ la terra nostra è povera/ ma bella com’è essa/ in terra non ce ne sta/ E vedo ancora dalla finestra mia/ quella montagna bianca/ da dove una volta vedevo/ il lupo che scendeva/ piano piano/ tutto affamato/ a questo paese disabitato/ Ma la povertà e la carestia/ la fame e l’ingordigia del denaro/ mandano questa buona gente/ assai lontano/ e sopra questa terra bella/ sana, aspra e forte/ non ci resta che il lupo affamato.
Nota: cuore spezzato= distrutto in quanto molte famiglie sono state smembrate dall’emigrazione
A la Fota
E’ nu pulmone rehonfie d’aria
mmiéz’a la prolva de le cave
ch’ammascichene la muntagna
a juorne a juorne e sènza posa.
Mmiéz’a le frasche de cèrque
e de gagge spenose
ché da ‘uaglione me saziavene de panéccasce (*)
è tutte nu liétte de jèrva.
Le ciérre aute fin’a ‘nciéle
so’ sponde e spundélle
addò ‘uaglione menive a rusciulijarme
che nénna štrétta a ‘štu core
ke la verrutézza d’u prim’amore.
Cantavene l’auciélle la matenata
e le turturèlle ‘ntriccianne vole
dicèane a u sèrpe gelusone:
Falle fa l’amore,va…falle fa l’amore!
Farfalle grosse quant’e nu quadèrne
veštite rosce, gialle, azzurre e ciclamine
sembravene fatine a la matina.
E pe l’aria nu profume ‘e viole
ze spannèa ‘nziéme a quille de la rosa
e tu, amore, jve la sposa
ch’arrecrijave u munne d’addore
che la freschézza de le vint’anne tuo’.
A ‘uardà chiss’uocchie
pure l’acqua frésca murmuriave
e pe nn’ spurcà ‘sse labbre z’acchiariva
facènne verè ‘nfunne la farina.
Cumm’éva bèlla, cumm’éva bèlla
chéll’acqua de la funtanèlla!
Funtanèlla de la Fota che cantave
a quištu core la canzona de l’amore,
fammela sentì ancora,
fammela sentì ancora ‘lla canzona,
sénnò i’ more pe ‘šta nuštalgija ‘e té!
La luna a séra ze mettèa
‘ncopp’u palche de le Munte,
accumpagnata da la vrézza ‘ntra le rame
e da u ciacciaccià de la ciuétta
cantav’a tutte na štrufetta
e le štélle tutt’in cor’
‘ncuraggiavene a fa l’amore.
Funtanèlla de la Fota, tu che miésce
l’acqua bèlla, fammela resentì,
fammela resentì ‘lla canzuncèlla.
1984
ALLA FOTA
E’ un polmone gonfio d’aria/in mezzo alla polvere delle cave/ che masticano la montagna/ giornalmente e senza sosta/ Tra le frasche di querce/ e di acacie spinose/ che da ragazzo mi saziavano di “pane e cacio”/ è tutto un letto di erba/ I cerri alti fino al cielo/ sono sponde e spondelle/ dove da ragazzo venivo a rotolarmi/ con l’amata stretta a questo cuore/ con la gagliardia del primo amore/ Cantavano gli uccelli la mattinata/ e le tortorelle intrecciando voli/ dicevano al serpe gelosone/ Fa lli fare all’amore/ Farfalle grosse quanto un quaderno/ vestite di rosso, giallo e ciclamino/ sembravano fatine al mattino/ E per l’aria un profumo di viole/ si spandeva insieme a quello della rosa/ e tu, amore, eri la sposa/ che rallegravi il mondo d’odore con la freschezza dei tuoi vent’anni/ A guardar i tuoi occhi/ pure l’acqua fresca mormorava/ e per non sporcar le tue labbra si rischiarava/ facendo vedere sul fondo la farinella/ Com’era bella, com’era bella/ quell’acqua della fontanella/ Fontanella della Fota che cantavi/ a questo cuore la canzone dell’amore/ fammela sentir ancora/ fammela sentir ancora quella canzone/ senno’ io muoio per la nostalgia di te/ La luna a sera si poneva/ sopra il palco dei Monti/ accompagnata dalla brezza tra i rami/ e dal ciacciaccià della civetta/ cantava a tutti una strofetta/ e le stelle tutte in coro/ incoraggiavano a far l’amore/ Fontanella della fota tu che versi /l’acqua bella, fammela risentir/ fammela risentir quella canzoncella.
(*) paneccasce: fiori di acacia.
Jèrva
Jèrva che triéme
a l’aliggià d’u viénte,
quanta sentemiénte
‘štu core te’ pe tè.
Štésa cumm’a nu mare
l’onna te ze ‘ncréspa
mèntre la bèštia annaspa
e cchiù z’attacca a té.
Jèrva, jèrva chiara,
jèrva vérde, jèrva scura,
jèrva profumata,jèrva recamata,
oh quanta vote
haje amate premènne
‘ncoppe a té!
De mènta o de tim’,
de ruta o de reddica,
de ‘ramégna o de papagne,
quante te ze magnene
vivene grazie a té!
Rént’a la massarija
è pronta ‘na recotta,
oh quanta panzarotte
z’ignene grazie a té!
Là pe la pratarija
allatta la pecurèlla,
joca la ‘uagliuncèlla
currènne ‘ncopp’a té.
Jèrva, jèrva bèlla,
jèrva sana, jèrva santa,
oh quante ze so’ sanate
avènne ferucie ‘e té!
Rirre la margarita
tutta reveštita ‘e pèrle
mèntr’i’ amore pènze a té:
M’ame, nen m’ame…
Promosse, nen promosse...
Vincésse, nen vincésse…
Quanta désidèrie haje
puošte ‘mbracce a té!
Jèrva, jèrva amica,
jèrva ca nen chiagne
quanne prém’u piére
‘ncopp’a té, quante
me manche ca quasce
me scapp’u chiagne
quann’accirene a té.
Là na stalluccia,
là nu ‘rattaciéle,
là nu ciumiénte ‘nzicche
‘ppoja ‘ncopp’a té.
Uommene scutate!
Barate a chélla che fate
ca se ‘ccusì secutate
‘nn’acceréte sulamènte a mé!
1984
ERBA
Erba che tremi a l’aleggiar/ del vento quanti sentimenti/ questo cuore nutre per te/ Stesa come un mare/ l’onda ti si increspa/ mentre la bestia annaspa/ e più si lega a te/ Erba erba chiara/ erba verde erba scura/ erba profumata erba ricamata/ Oh quantevolte/ ho amato premendo/ sopra te/ Di menta o di timo/ di ruta o di ortica/ di gramigna o di papavero/ quanti ti mangiano/ vivono grazie a te/ Dentro la masseria/ è pronta una ricotta/ oh quanti panzarotti/ si riempiono grazie a te/ Là per la prateria/ allatta la pecorella/ gioca la bambinella/ correndo sopra te/ Erba erba bella/ erba sana erba santa/ oh quanti si son curati/ avendo fiducia di te/ Ride la margherita/ tutta rivestita di perle/ mentr’io amore penso a te/ M’ama non m’ama/Promosso non promosso/ vincerò non vincerò/ quanti desideri ho/ posto tra le tue braccia/ Erba erba amica/ erba che non piangi/ quando premo il piede/ sopra te quanto/ mi manchi che quasi/ mi scappa il pianto/ quando uccidono te/ Là una casetta/ là un grattacielo/ là un avanzo di cemento/ poggia sopra te/Uomini ascoltate/ Badate a ciò xhe fate/ perché se così continuate/ non uccidete solamente me.
I’ chi so’
I’ chi so’,
chi voglie èsse’,
chi créde d’èsse’?
Niénte.
Però nu niénte
ché ha fatte sèmpe
u duvére suo’
che tutta l’anema,
servènne la gènta.
Ogge chi so’?
Niénte.
So’ nu niénte
ché dice grazie
pe’ ‘llu ziche
‘e vita che lle rèšta.
2002
IO CHI SONO
Io chi sono/ chi voglio essere/ chi credo d’essere/ Niente/ Però un niente/ che ha fatto sempre/ il suo dovere/ con tutta l’anima/ servendo la gente/ Oggi chi sono/ Niente/ Sono un niente/ che dice grazie/ per quel poco/ di vita che gli resta.
U GLIOMMERE
Quanne nasce l’ome
ficchia la manuccia rénd’u déstine
e piglia nu gliommere.
Ke ddu déta ‘cchiapp’u cape
e via via lu sfile…
Ze sberrita via facènne
u gliommere, chiane chiane,
nu poche a la vota.
E allora ze accorge
chi l’ha ‘vute luonghe
chi l’ha ‘vute curte
chi u file l’ha ‘vute a petacciélle
chi u ha ‘vute chine ‘e nurrechiélle
e chi, imméce,u file sfila lisce lisce.
Chéssa è la sciorta nostra!
Però nisciune po’ pò ricere
ca u gliommere suo’ éva
sule nurreche o tutte lisce
e s’éva curte po’, sappie isse
ca u riéste ze ru trove
stepate…‘mparavise.
2004
IL GOMITOLO
Quando nasce l’uomo/ introduce la mano nel destino/ e prende un gomitolo./ Con due dita prende il
capo/ e via via lo sfila…/ Si dipana via facendo / il gomitolo piano piano/ un poco alla volta/
E allora ti accorgi/ chi lo ha avuto lungo/ chi lo ha avuto corto /chi il filo l’ha avuto a pezzettini/
chi l’ha avuto pieno di nodini/ e chi invece il filo lo ha avuto che fila liscio liscio/ Questa è la sorte
nostra!/ Però nessuno poi può dire/ che il suo gomitolo era/ solo di nodi o tutto liscio/ e s’era corto poi
sappia lui / che il resto se lo trova/ conservato… in Paradiso.
Sott’a la cerqua
‘Ssettate a la sèggia
sott’a na cerqua
nu viécchie scôta
le zirle de l’auciélle
ché là fanne nide.
Nu libre sfoglia
e tra le déta ‘nzecchite
vota ‘lle paggene ‘ngiallite.
Ze férma nu mumènte
cumme se vulésse
recumponne u tiémpe,
pènza… la mane ‘nfronte
pe fermà u penziére.
Z’acciglie, n’atu mumente…
Ciarla la pica
‘ncima all’arbure…
chiacchiere antiche!
E u viecchie torna
a sfrunnà ‘lle paggene ,
‘nnante e ‘rréte,una a una,
chiane chiane,chiane.
Ha recapate u cape, finalmente!
Sott’a la cerqua antica
‘šta séra i’ vére
nu viécchie che sfoglia
u libre gialle de la vita.
2002
SOTTO LA QUERCIA
Seduto sulla sedia/ sotto una quercia/ un vecchio ascolta/ lo zirlare degli uccelli/ che là fanno nido/ Un libro sfoglia/ e tra le dita insecchite/ volta le pagine ingiallite/Si ferma un momento/ come se volesse/ ricomporre il tempo/ pensa…la mano alla fronte/ per fermare il pensiero/ Si acciglia, un altro momento./ Ciarla una gazza/ in cima all’albero/ chiacchiere antiche/ E il vecchio torna/a girare quelle pagine/ avanti e indietro/ una ad una, pianopiano,piano (lentamente). Ha ritrovato il capo ( della matassa), finalmente./Sotto la quercia antica/ questa sera io vedo/un vecchio che sfoglia/ il libro giallo della vita.
Desperazione
E’ morta! E’ morta!
Cumm’haja fa!
Cumm’haja fa!
‘Štu ninne ‘nzine
cu port’affà!
Ze lamentava pe la vija
‘na uagliona tutta sola
e chiagnéa che ru core
pùurèlla e resperata
p’u marite soccopate.
L’egoisme lamentava
šta štrujènne
la spècia umana.
‘ccire terra, ‘ccire sciume,
‘ccire pure piézze ‘e giuvene.
I’ nen sacce proipa,boh!
Andò va ru munne mò.
‘Nu signore che passava
vulètte sapè
che l’attreštava,
chi éva morta(?)
sé la mamma o na sora
o se fusse na cummara
p’u dulore che lamentava.
La ‘uagliona desperata
che na lacrema sciupata
“ Sciè scelate – respunnètte –
nne ru vire tutt’attuorne
šta nu munne de cecate
e la speranza z’è crepata !”
1994
DISPERAZIONE
E’ morta! E’ morta!/Come devo fare/Come devo fare/ questo bimbo in grembo/ perché lo porto?/ Si lamentava per la strada/ una ragazza tutta sola/ e piangeva di cuore/ poverina e sconsolata/ per il marito disoccupato/ L’egoismo lamentava/ sta struggendo/ la specie umana/ uccide terra, uccide fiumi/ uccide pure pezzi di giovani/ Io non so proprio,boh!/ dove va il mondo ora/ Un signore che passava/volle sapere/ cosa la rattristava/ chi era morta/ se la mamma o una sorella/ o se fosse solo una comare/ per il dolore che lamentava/ La ragazza disperata con una lacrima sciupata/ ! Sei scemo- rispose-/non lo vedi tutto intorno/sta un mondo di ciechi/ e la speranza è crepata!”
Séra d’aušte
Ché fèšta ‘n ciéle!
Chiovene pèrle e diamante
‘ncopp’a la muntagna dištante.
‘Uagliune auzene mane
a ‘nzignà u mištére ‘n ciéle:
una là, là n’auta e po’…
po’ u cunte ze pèrde luntane.
So’ tante a ‘nzignà
le štélle cadènte
ché lucene ‘nciéle d’éštate.
So’ tante a sperà
ché nu désidèrie z’avvére ‘n’ištante.
La luna ‘rrét’a la casera gialla
ze fa roscia de fuoche
e canta all’amore.
Svigliete core mi’
canta pure tu
‘nziéme a la luna ‘sta šéra!
Ma ‘mbambalite, i’ rèšte
a ‘uardà la luna fatata
e le štélle che ballene
e cantene ‘ént’a la nuttata.
‘Šta séra me sènte ‘uaglione
che rèšta ‘ncantate
a la voce che conta
u cunte de la fata,
mèntre la luna d’aušte
acchiara la notte
a le ‘nnammurate.
2002
SERA D’AGOSTO
Che festa in cielo/ Piovono perle e diamanti/sulla montagna distante/ Ragazzi alzano la mano/ ad indicare il mistero in cielo/una là, là un’altra e poi…/ poi il conto si perde lontano/ Son tanti ad indicare/ le stelle cadenti/ che luccicano in cielo d’estate/ Son tanti a sperare/ che il desiderio si avveri una volta/ La luna dietro la casa gialla/ si fa rossa di fuoco/ e canta all’amore/ Svegliati cuore mio/ canta pure tu/ insieme alla luna ‘sta sera/ Ma confuso io resto/ a guardare la luna affatata/ e le stelle che ballano/ e cantano nella nottata/ Questa sera mi sento ragazzo/ che resta incantato/ alla voce che narra/ il racconto della fata/ mentre la luna d’agosto/ rischiara la notte/ agli innamorati.
DULORE
Quanne ‘ssa facce de céra
na spina ze sènte
e arrescigne le riénte
e nu pungeche ‘ngènne
rént’u core,
allora so’ i’ che resènte
u dulore
e te vasce ‘sse gote
t’assughe le lacreme d’ore.
Tu cuntènta
repiglie u culore
e doce t’arape all’amore.
2005
DOLORE
Quando cotesta faccia di cera/ una spina si sente/e stringe i denti/ e un punto brucia/ nel cuore/ allora sono io che risento / il dolore/ e ti bacio le gote / t’asciugo le lacrime d’oro/ Tu contenta / riprendi il colore/ e dolce t’apri all’amore.
Transumanza
Ché è ‘štu rumore de passe
‘štu scampanijà leggiére
che férma u suonne e u penziére
e štraporta l’anema pe la vija?
Ché è ‘šta museca doce e antica
ca me rapisce e me métte
na gulija de cerca’ la natura?
So’ le pašture ché da la Puglia
puortene le bèštie a la muntagna.
Passene lamentose vacche pècure e crape
appriésse a u capemandra.
Štanne attiénte le cane
a la pècura sbandata.
Arréte u mule sbatte le zuocchele
ferrate e ségna u passe e dà core
all’ajne frische nate
ché chiama ancora mammamè.
Voce ze richiamene ne la nuttata
e penziére vanne luntane a la sposa lassata.
So’ le voce de le pašture
che vanne pe le tratture
secutanne u richiame fatate
e la voce de le patre
e fanne la transumanza.
2002
TRANSUMANZA
Cos’è questo rumore di passi/ questo scampanio leggiero/ che ferma il sonno e il pensiero/ e ti porta l’anima per la via?/ Che è questa musica dolce e antica/ che mi rapisce e mi mette/ una voglia di cercar la natura?/ Sono i pastori che dalla Puglia/ portano le bestie alla montagna/ Passano lamentose vacche pecore e capre/ appresso al capomandria/ Stanno attenti i cani/ alla pecora sbandata/ Dietro il mulo batte gli zoccoli/ ferrati e segna il passo e dà cuore/ all’agnello appena nato/ che chiama ancora mammamè (voce onomatopeica che sta per mamma mea)/ Voci si richiamano nella notte/ e pensieri vanno lontano alla sposa lasciata/ Sono le voci dei pastori/ che vanno per i tratturi/ seguendo il richiamo fatato/ e la voce dei padri/ e fanno la transumanza.
Chiove
Chiove e štizze sbattene
mbacce a le vrite.
U nase squacciate a la laštra,
passene pe’ cape penziére:
quille è muorte ‘e subbete,
u tale ze n’è jute k’u tumore,
zembrosie ha tuote l’ajdds,
là è scuppata l’atommeca…
Mbacce a le vrite
štizze sbattene e ze mpèrlene.
La pecundrija m’abboglie e pènze:
ajdds, vruscele, tumore,
atommeca, droga, diossina,
quanta ‘ndruglie avveliénene
‘šta vita noštra longa
quant’a na sciammata ‘e frusce.
E fru-fru me scorre pe le ‘rine
u tremuricce che ncaténa u core.
Atommeca…Aidds… Tumore…
Oddije! Ma ce sarà dumane
pe le ninne nuoštre
na spéra ‘e sole?
E ‘ntante fore chiove,
le stizze sbattene
mbacce a le vrite
e…necheléjene!
1987
3° Classificato Premio Cremonese 1987
Motto: Sul mio capo le pene del mondo.
Giudizio della Giuria presieduta da Sabino D’Acunto:
“ Una poesia che si cala nel vivo della nostra dura attualità e nella sua economia informativa lancia segnali che rimandano il lettore alla lacerante realtà del contesto sociale nel quale viviamo ( chiove ). La tematica come fatto storico si inserisce in una tipicità contenutistica essenziale dove anche un fenomeno naturale diventa, per la condizione umana, una metafora.
PIOVE
Piove e gocciole battono/ sui vetri/ Il naso schiacciato alla lastra/ passano per capo pensieri/quello è morto d’infarto/ il tale se n’è andato col tumore/ sempronio ha preso l’AIDS/ là è scoppiata l’atomica/Sui vetri/ gocciole sbattono e si imperlano/ La depressione mi avvolge e penso/aids,brufoli, tumori,/ atomica,droga,diossina/ quanti intrugli avvelenano/ questa vita nostra lunga/ quanto la fiammata di un fuscello/E fru-fru mi scorre per le reni/ il tremore che blocca il cuore/ Atomica…AIDS…Tumore…/Mio Dio! Ma ci sarà domani/ per i nostri bimbi/ un raggio di sole?/ E intanto fuori piove/ le gocciole battono/sui vetri/e brillano.
L’angiulille de la scola
Ottobre nu dulore ci ha lassate
e rént’u core na frana z’è ‘ncrijata,
pecchè de štu Muliše amar’
u Signore le mèglie
figlie z’ha chiamate.
Štèane a la scola ‘ncumpagnia
a lègge e scrive de štoria e poésia
quanne la tèrra tréma
e nne dà scampe ‘rrubbanneze
la vita de tutte quante.
Vintisètte uagliune bèll’assaie
vintisètte angiulille allarganne l’ale
e che lore la maéštra a vole ze menaie
ca avèane fatte patte
de nne separarze maie.
Mò San Giuliane chiagne
la Santa e l’Angiulille suo’
speranne ché la tèrra ‘ntréma chiù.
Vulésse sapé, Signore, pecchè
a ‘šta terra te piglie le mèglie
figlie suo’? Pecchè la vita
sparagne a brejante e assassine
ché de malefatte štrujjene
u munne ca scié fatte tu?
Mò pe ‘lle uagliune
le mamme scunzulate
chiagnene e ze štrujjene
e nen ce šta parola
che fréna ‘llu dulore.
Nuèmbre a chiéne mane
le lacreme recuoglie
e tu, Signore, ‘n ciéle,
che te scié pigliate l’Angele
acquiéta de ‘šte mamme
le péne e lu dulore
e guarda ke l' amore
a chi è remašte orfene
de la Santa de la scola.
2002
GLI ANGIOLETTI DELLA SCUOLA
Ottobre un dolore ci ha lasciato/ e dentro al cuore una frana si è creata/ perché di questo Molise amaro/ il Signore i migliori/ figli a lui ha chiamato/ Stavano a scuola in compagnia/ a leggere e scrivere di storia e poesia/ quando la terra trema/ e non dà scampo rubandosi/ la vita di tutti quanti/ Ventisette bambini belli assai/ ventisette angioletti allargarono le ali/ e con loro la maestra a volo li seguì/chè avevano fatto patto/ di non separarsi mai/ Ora S.Giuliano piange/ la Santa e gli Angioletti suoi/ sperando che la terra non tremi più/ Vorrei sapere Signore perché/ a questa terra ti prendi i migliori/ figli suoi? Perché la vita/ risparmi a briganti e assassini/ che di malefatte distruggono/ il mondo che hai creato tu?/ Ora per quei bambini/ le mamme sconsolate/ piangono e si struggono/ e non c’è parola/ che freni quel dolore/ Novembre a piene mani/ le lacrime raccogli/ e tu, Signore, in cielo/ che ti sei preso gli Angeli/ acquieta di queste mamme/ le pene e il dolore/ e guarda con amore/ a chi è rimasto orfano/ della Santa della scuola.
All’avv. Tommaso Bucci a cui tanto piacque questa poesia
La ficétra e la nénna
Na ficétra ‘e chiuppe ché z’arrecriave
a zumpà fin’all’ulme de na štrepparèlla
‘n faccia a la riva d’u sciume,
sènte na nénna strujerze appujata
appiére d’u tronche nuduse.
- Pecchè chiagne nénna?- addummannatte l’auciélle.
- U spose m’ha lassata e mò so’ remašta sola
e u dulore me préme mpiétte
e me ne voglie ji’, me voglie accirre.-
- Maronna mè, scié pazza – arrespunnètte l’auciélle.
- Pure u chiuppariélle mò fa l’anne
facèa lu štésse a la caruta de le foglie.
Lassa ji’ ‘sse penzate. Cunzuolete!
U dulore ché tu chiame amore
è cumm’a la foglia de la noce:
Verzechèja nnascosta sott’a le lacreme
d’u viérne, ‘ngiglia a primavéra c’u sole
cucènte e ze fa arzilla e sboccia.
All’éstate canta e rirre pe la fèšta
ca le fanne le grille.
Ze štufa all’autunne ngiallite
e ze ne va pe la vija de le recuorde.
1984
LA FICETRA E LA FANCIULLA
Una ficetra di pioppo che si divertiva/ a saltare fino all’olmo di una stradina/in faccia alla riva del fiume/ sente una fanciulla struggersi appoggiata/ ai piedi del tronco nodoso/ Perché piangi fanciulla? Chiese l’uccellino/ Lo sposo mi ha lasciata ed ora son rimasta sola/ e il dolore mi preme in petto/ e me ne voglio andare, mi voglio ammazzare/ Madonna mia sei pazza rispose l’uccellino/ Pure il pioppino or fa un anno/ faceva lo stesso alla caduta delle foglie/ Lascia stare questi pensieri.Consolati/ Il dolore che tu chiami amore/ è come la foglia del noce/Verzica nascosta sotto le lacrime/dell’inverno, ingiglia a primavera con il sole/ cocente e si fa gagliarda e sboccia./ All’estate canta e ride per la festa/ che le fanno i grilli/Si stufa all’autunno ingiallito/ e se ne va per la strada dei ricordi.
Na séra a Surriénte
N’arche ‘e paravise ze ‘nzinua
mmiéz’all’onna d’u mare
e l’aštre d’argiénte me guarda
e parla a ‘štu core
parole d’amore.
Sciure d’arance ‘é ciardine
spannene pe l’aria l’addore
e fronne ‘é limone
spiene luccele ‘é lampare luntane.
Amara è ‘št’ora pe chi šta luntan’!
E nne me pare vére
ca štènghe a Surriénte
paése de le nnammurate.
1987
UNA SERA A SORRENTO
Un arco di paradiso si insinua/ in mezzo all’onda del mare/ e l’astro d’argento mi guarda/ e parla al mio cuore/ parole d’amore/ Fiori d’arancio di giardini/ spandono per l’aria l’odore/ e foglie di limoni/ spiano lucciole di lampare lontane/ Amara è quest’ora per chi sta lontano/ E non mi pare vero/ che sono a Sorrento/ paese degli innamorati.
Mulisane p’u munne
Désidèrie ‘nganne
e speranze cuvate:
u pane.
Tu vai luntane
pe’ paisce sperdute
o mulisane.
Sule,
sènza na mamma
che te recumponne u liétte.
Sule,
sènza surrisce de ninne
ché t’appiccia u piétte.
Sule,
sènza na sposa
che te vascia ‘mmocca.
Trište,
trište e sule
chiagne nnascuoste
e nn’ lu dice maie.
Luntane,
luntane tu štaie.
U paése nell’uocchie
l’amore mpiétte
e le speranze cuvate.
Luntane tu štaie
pe’ t’abbuscà u pane.
2002-10-09.
MULISANE P’U MUNNE
Desideri in gola/ e speranze covate/ il pane/ Tu vai lontano per paesi sperduti/ o molisano/ Solo/ senza una mamma/ che ti ricompone il letto/Solo, senza sorriso di bimbo/ che ti accende il petto/ Solo/ senza una sposa/ che ti bacia sulla bocca/ Triste/ triste e solo/ piangi di nascosto/ e non lo dici mai/Lontano/ lontano tu stai/Il paese negli occhi/l’amore nel petto/e le speranze covate/Lontano tu stai/ per guadagnarti il pane.
Tèrra di Lunigiana
N’haje vište de tèrre
sparze p’u munne
da quanne so’ nate.
Ze so’ ‘mbriacate chišt’uocchie
de paisce pettate,
ma qua so’ remašte ‘ncantate
e forze štrijate
pe quanta culure
té’ matra natura.
‘Mpaštata ‘e surrise
pettata de rosa
me pare na sposa
‘šta terra a verè.
Ddu’ sciume pescuse
ze štiénnene a mare
e dall’acqua trasale
na museca arcana.
La gènta te parla
cu core e surriše
te canta na štoria,
te conta de vita.
Castiélle ‘mpuštate,
muséie alleštite,
auciélle che cantene
tra caštagne adducite.
Ohi gènte menite,
menite a ‘uardà,
ca quište è paése
da Fata crijate
e secure truuate
la tanta sperata
Félicità.
1987
TERRA DI LUNIGIANA
Ne ho viste di terre/ sparse per il mondo/ da quando son nato/Si sono ubriacati questi occhi/ di paesi dipinti/ ma qui son rimasto incantato/e forse stregato/ per quanti colori/ ha madre natura/ Impastata di sorrisi/ dipinta di rose/ mi sembra una sposa/ questa terra a vederla/ Due fiumi pescosi/ si stendono a mare/ e dall’acqua trasale/ una musica arcana/ La gente ti parla/ con cuore e sorriso/ ti canta una storia/ ti racconta la vita/ Castelli impostati/ musei allestiti/ uccelli che cantano/ tra castagni dolcissimi/ Oh gente venite/ venite a guardare/ che questo è paese/ da Fata creato/ e sicuro trovate/ la tanto sperata/ Felicità.
PENZIERE
Cumme a štreppune ‘nzecchite
penziére vu remenite
e l’anema me turmentate.
Štrade bbrecciate, piére nure
gènte affamate, cose perdute,
famiglie pèrze e ‘nnucènze vennute.
Quanta scure a luce vu repurtate!
Mò che u brutte è luntane
e l’anema pare rasserenata
so’ cose che tutte ze so’ scurdate.
E ‘stu core è preoccupate.
Quante vulésse ca chélla speranza,
ca bruciava ‘mpiétte a chi remanètte
e ché maneche affuciate armava,
turnasse a arde rent’a le piétte
‘e ‘šta giuventù,
sanghe d’u sanghe nuostre,
da nu stesse tradita e abbandunata.
2006
Pensieri
Come sterpi secchi/ pensieri voi ritornate/ e l’animo mi tormentate./ Strade brecciate, piedi nudi/ gente affamata, cose perdute/ famiglie distrutte e innocenze vendute./ Quanto buio riportate a luce!/ Ora che il brutto è lontano/ e l’anima rasserenata/ son cose tutte dimenticate./ Quanto vorrei che quella speranza/ che bruciava nei petti a chi scampò al destino/ e che maniche rimboccate armava/ tornasse ad ardere nei cuori/ di questa gioventù/ sangue del nostro sangue/ da noi stessi tradita e abbandonata.
Nu’ ddu’
Nu pire e nu mile,
na curnacchia e nu cuorve,
ddu’ core,
‘na museca sola:
Nu’ ddu’.
2002
NOI DUE
Un pero e un melo/ una cornacchia e un corvo/ due cuori/ una musica sola/ Noi due.

venerdì 2 marzo 2012

Il borghese gentiluomo 6-7-8 Marzo 2012 – Teatro Nuovo

Martedì 6, Mercoledì 7 e Giovedì 8 Marzo 2012/ore 21.00 - Teatro Nuovo
Divertiamoci a Teatro
presenta
IL BORGHESE GENTILUOMO
di Moliere
con Massimo Venturiello e Tosca
scene Alessandro Chiti
costumi Santuzza Calì
coreografie Fabrizio Angelini

Un ricco borghese sogna di diventare nobile, lo desidera con tutte le sue forze, lo pretende con un’esaltazione fuori dal comune. Intorno a lui ruota un’umanità di adulatori e di scrocconi, un’umanità priva di autentiche qualità, che si nutre di 'senso comune', che ovviamente lo raggira e asseconda la sua follia, pur di ottenerne un guadagno.
A questi si contrappone la moglie del protagonista, tutta senso pratico e concretezza, che cerca in ogni modo di farlo rinsavire. Di fronte all’ ennesimo rifiuto del 'borghese' di dare in sposa sua figlia al ragazzo che ama, perché privo di nobili natali, tutti d’accordo gli giocano la beffa finale attraverso la famosa 'Cerimonia Turca' e anche la moglie che, pur criticandolo aspramente ha fino ad allora cercato di proteggerlo, gli si schiera contro lasciandolo definitivamente solo, nella sua folle utopia.

Informazioni:
Teatro Nuovo, piazza Viviani 10 - 045 8006100 (dal lun. al sab. dalle 15.30 alle 20)

Biglietti

platea
26 €

balconata
23 €

1a galleria
15 €

2a galleria
12 €

Punti vendita

Teatro Nuovo, piazza Viviani 10 - 045 8006100 (dal lun. al sab. dalle 15.30 alle 20)
Box Office, via Pallone 12/a - 045 8011154
Filiali Unicredit Banca e punti collegati (per info sportelli abilitati numero verde 800323285)

Acquista il tuo biglietto online su geticket.it


Mercoledì 7 Marzo 2012 Piccolo Teatro di Giulietta / Foyer del Teatro Nuovo - ore 18.00
INCONTRIAMOCI CON L'ATTORE
Massimo Venturiello e Tosca interpreti de "IL BORGHESE GENTILUOMO"
Incontrano il pubblico
INGRESSO LIBERO FINO ESAURIMENTO POSTI


SCUOLA DI TEATRO
RIAPRONO LE ISCRIZIONI ALLA SCUOLA DI TEATRO!
- Corso di recitazione propedeutico
- Corso di dizione
- Stage di avviamento all'improvvisazione teatrale dal vivo e al "Match d'improvvisazione teatrale"
Per informazioni e iscrizioni
Lunedì-venerdì ore 14.30-18.30
(ingresso artisti, Piazza Viviani 10b)
Tel. 045 800 61 00 - E-mail: scuolateatro@teatrostabileverona.it


Sabato 03 Marzo 2012 / ore 16.00 - Teatro Alcione
Obiettivo famiglia
presenta
la nostra vita
di Daniele Luchetti
Con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi.
Durata: 1h 35' - Italia, Francia 2010 - Commedia

Claudio è un operaio edile trentenne che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena e i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto e innamorato, rimane sconvolto e impreparato dalla morte che raggiunge la donna, proprio mentre sta dando la vita al piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comperare. Si infila così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali.
Biglietti
Intero € 4
Ridotto € 3 (Over 65, Under 25, Possessori Tessera Cineforum)
Coppie € 5
Punti vendita
Cinema Alcione - Via Verdi 20 - Tel 045.8400848


Sabato 03 Marzo 2012/ ore 17.30 / Foyer del Teatro
Un’ora di Musica
presenta
C. M. VON WEBER, J. BRAHMS
Quartetto Maffei
Marco Fasoli, violino
Filippo Neri, violino
Giancarlo Bussola, viola
Paola Gentilin, violoncello
Corrado Orlando, clarinetto

C. M. von Weber
Quintetto op. 34
Allegro,
Fantasia (Adagio),
Menuetto capriccioso (Presto),
Rondò (Allegro Giocoso)
J. Brahms
Quintetto op. 115
Allegro,
Adagio,
Andantino - Presto non assai, ma con sentimento
Con moto


Sabato 10 Marzo 2012 / ore 16.00 - Piccolo Teatro di Giulietta
Piccolo Teatro Magico
presenta
BACI AZZURRI E GIOCATTOLI DI FORME PODEROSE
di Rosanna Sfragara e Jutta Wernicke-Sazunkewitsch
IΩ' Teatro - Associazione Armilla

Quando il gatto gratta le gambe del tavolo le rane gracidano, il ragno scende dal filo, il gallo beve spesso, l’asino muove le orecchie, le cicogne volano verso nord e le formiche non attraversano il letto secco del fiume la pioggia è vicina. C’è del blu nelle nuvole? Quanto pesa una goccia?
Due artiste condividono con i bambini la prima tappa del loro viaggio nell’universo di Regentrude, la Fata della Pioggia, secondo la novella di Theodor Storm.
Fascia d’età: 6-10 anni

Biglietti

posto unico
5 €

Punti vendita

Teatro Nuovo, piazza Viviani 10 - 045 8006100 (dal lun. al sab. dalle 15.30 alle 20)
Filiali Unicredi Banca e punti collegati (per info sportelli abilitati numero verde 800323285)

lunedì 27 febbraio 2012

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Inno di Mameli

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Fratelli d'Italia Ascolta

Inno nazionale italiano

Goffredo Mameli è l'autore del testo dell'inno nazionale italiano

Michele Novaro musicò il Canto degli Italiani

Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli o Fratelli d'Italia, è l'inno nazionale della Repubblica Italiana, provvisoriamente adottato dal 12 ottobre 1946.


Indice

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Storia [modifica]

Nel Risorgimento [modifica]

Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro, che scrisse di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente "Casimiro Corradi".

Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.

Gli inni patriottici come l'inno di Mameli (sicuramente il più importante) ebbero il merito di propagandare gli ideali del Risorgimento e di incitare la popolazione all'insurrezione[1], senza di cui certamente non sarebbe stato emanato lo Statuto albertino, né il re si sarebbe impegnato in un rischioso progetto di riunificazione nazionale che lo interessava poco, mentre era al centro dei pensieri dei genovesi, che erano sudditi leali (dal Congresso di Vienna) ma non rinunciavano ai propri ideali alti, guidati in questo da personaggi come Mazzini, Garibaldi, Bixio e Mameli, appunto. Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo.

Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.

In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i "Mille", intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.

Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.

Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione che infiammava molti uomini nutrendo così gli eserciti italiani, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.

Prime incisioni [modifica]

Una delle prime registrazioni del Canto degli italiani è quella che fece il 9 giugno 1915 il cantante lirico e di musica napoletana Giuseppe Godono. L'etichetta per cui il brano venne inciso è la Phonotype di Napoli. Una seconda antica incisione pervenuta ad oggi è quella della Banda del Grammofono, registrata a Londra per la casa discografica His Master's Voice (La Voce del Padrone) il 23 gennaio 1918[2].

Sotto il fascismo [modifica]

Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza, oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti, che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente. I canti risorgimentali furono comunque incoraggiati, tranne quelli "sovversivi" di stampo anarchico o socialista come l'Inno dei lavoratori o L'Internazionale, oltre a quelli di popoli stranieri non simpatizzanti col fascismo, come La Marsigliese. Anche gli altri canti furono rinvigoriti, e a esempio La leggenda del Piave veniva cantato nell'anniversario della vittoria, il 4 novembre; Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei musicisti, con ampie competenze a livello nazionale, da cui dipendeva il Fondo nazionale di assistenza, ed infine nacque la Corporazione dello spettacolo, posta sotto la giurisdizione del Ministro delle corporazioni. Queste erano le principali strutture che governavano la vita musicale italiana. Il fascismo giunse a governare le attività di tutte le istituzioni musicali, dalle scuole ai conservatori, ai teatri, ai festival ed ai concorsi. La politica fascista non modificò i programmi di istruzione scolastica e professionale dei musicisti. Spesso l'inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale, nelle cerimonie veniva cantato l'inno di Mameli oppure Giovinezza[3].

Nell'Italia repubblicana [modifica]

Nella seconda guerra mondiale, indicibilmente più dura della prima, non ci fu lo spazio nemmeno per i canti che avevano invece caratterizzato la Grande Guerra nascendo molto spesso dal basso: solo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti altri vecchi canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia (anche al Nord, dove erano trasmessi dalla radio) dando coraggio agli italiani. In questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La leggenda del Piave. Nel 1945, dopo la fine della guerra, a Londra Toscanini diresse l'esecuzione dell'Inno delle nazioni, composto da Verdi e comprendente anche l'inno di Mameli, che vide così riconosciuta l'importanza che gli spettava. Il Consiglio dei ministri nel 14 ottobre 1946 acconsentì all'uso dell'inno di Mameli come inno nazionale, limitandosi così a non opporsi a quanto decretato dal popolo, anche se alcuni volevano confermare La leggenda del Piave, altri avrebbero preferito il Va', pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi e altri ancora avrebbero voluto bandire un concorso per trovare un nuovo inno che sottolineasse la natura repubblicana della nuova Italia, ciò che del resto non era necessario, perché Mameli e il suo inno erano già accoratamente repubblicani (proprio per questo all'inizio erano stati banditi dal regno sabaudo). La Costituzione sancì l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno (una banale dimenticanza?), e nemmeno il simbolo della Repubblica, che essendo fallito il primo concorso dell'ottobre 1946 fu scelto solo con il decreto legislativo del 5 maggio 1948 in seguito a un secondo concorso cui parteciparono 197 loghi di 96 artisti e specialisti, dei quali risultò vincitore Paolo Paschetto, col suo noto emblema.

Per molti decenni si è dibattuto a livello politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali.[4]

Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno Fratelli d'Italia.[5] Lo stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia».[6] Nel 2008, altre iniziative analoghe sono state adottate in sede parlamentare.[7]

Cerimoniale [modifica]

Secondo il cerimoniale ufficiale, le «regole scritte e non scritte» prevedono che normalmente dell'inno di Mameli sia eseguita solo la prima strofa senza l'introduzione strumentale, sostituita con massimi onori militari tributabili (ripetizione della frase musicale degli onori per tre volte) a simboleggiare l'inno come uno dei più sacri simboli della repubblica italiana; durante l'esecuzione i soldati devono rimanere fermi presentando le armi, gli ufficiali stare sull'attenti e i civili, se vogliono,assumere una posizione di attenti. Dal 1970 inoltre ogni esecuzione dell'inno nazionale dovrebbe essere accompagnata da quella dell'inno europeo, l'Inno alla gioia della Nona sinfonia di Beethoven.

Eventi Sportivi [modifica]

Nei mondiali di calcio dal 1974 al 1986, l'inno veniva suonato a partire dall'introduzione instrumentale e interrotto immediatamente prima del coro.

Critiche [modifica]

Questa voce o sezione di musica non riporta fonti o riferimenti.


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Fratelli d'Italia è stato spesso criticato, e spesso alcuni ne hanno ventilato la sostituzione, specie all'inizio degli anni novanta.

Le critiche si appuntano in genere sulla bassa qualità musicale dell'inno, rilevandone un carattere di "marcetta" o "canzone da cortile" di poche pretese; si obietta tuttavia che la funzione e gli scopi degli inni patriottici, popolari e di lotta mal si conciliano, in genere, con un'elevata qualità artistica della melodia:[1] né tutti concordano sulla mediocrità di quella scritta da Novaro. Molti infatti non ne considerano così brutta la musica; il compositore Roman Vlad, ex sovrintendente della Scala, a un giornalista che gli aveva sottoposto l'idea di rendere l'inno più orecchiabile per accrescerne la popolarità presso il pubblico giovanile risposte che «no, questa è una proposta assurda. L'inno è così com'è, e non si può alterare. E poi non è vero che sia poco orecchiabile o che sia così brutto come si dice.» Molti concordano tuttavia col dire che è vero che la melodia non è sublime, e sicuramente è inferiore a quella dell'inno tedesco di Haydn e al Va', pensiero, il candidato più frequente alla sostituzione, e che però ciò non basta a fare di quest'ultimo un'alternativa valida.[8] È vero che ai tempi di Verdi il dramma degli ebrei esiliati fu interpretato come una chiara allusione alla condizione di Milano, in mano degli Austriaci, ma ciò non toglie che non contiene nessun riferimento specifico all'Italia o alla sua storia – è il canto di un popolo diverso e perdipiù sconfitto –, perciò ci si chiede quanto possa essere plausibile l'idea di farne l'inno nazionale.

I riferimenti storici e patriottici dell'inno di Mameli a taluni paiono addirittura eccessivi, e il testo in generale eccessivamente retorico e patriottardo, ma d'altronde è normale per un inno nazionale, anzi quelli degli altri Paesi sono spesso suscettibili di interpretazioni ben più nazionalistiche: ad esempio il predetto inno tedesco affermava (nella prima strofa, non più cantata dopo la seconda guerra mondiale) «Germania, Germania, al di sopra di tutto / al di sopra di tutto nel mondo», benché questa traduzione possa risultare fuorviante, in quanto l'über alles incriminato si riferisce, nelle intenzioni dell'autore, all'importanza primaria dell'obiettivo di una Germania libera e unificata piuttosto che a una supposta superiorità della nazione tedesca sulle altre. Altri invece leggono i riferimenti a Roma come un'esaltazione e un'invocazione dell'Impero, quasi un fascismo ante litteram: interpretazione capziosa, perché come abbiamo detto il significato è diverso, e del resto non si vede come si possa pensare altrimenti data la storia dell'autore, che era seguace di Mazzini e Garibaldi e si ispirò alla Marsigliese.

Una critica meno comune, mossa da Antonio Spinosa, è che Fratelli d'Italia sarebbe maschilista, poiché non accenna minimamente a imprese compiute da donne come Rosa Donato, Giuseppina Lazzaroni e Teresa Scardi; imprese che in parte sono successive alla morte dell'autore.

Alcuni propongono delle modifiche del testo che senza stravolgerlo ne emendino certi difetti. Una proposta di prima strofa che cancellerebbe i dubbi di maschilismo e nazionalismo imperialista è la seguente: «Fratelli d'Italia / l'Italia s'è desta. / Fratelli e sorelle, / mettiamoci a festa. / Dov'è la vittoria? / che lieta ci arrida, / che premi la sfida / per la libertà.» Quella di effettuare delle piccole modifiche al testo sarebbe l'unica strada percorribile per cancellarne i (presunti) difetti, perché l'inno di Mameli ha segnato la storia dell'Italia, ed è profondamente radicato nella tradizione e negli affetti del popolo italiano, che infatti non ha mai dato corso alle ipotesi di referendum per sostituirlo.

Note [modifica]

  1. ^ a b Proprio perché il loro principale scopo era questo, assumevano un'importanza prevalente le parole rispetto alla musica, che fondamentalmente doveva solo essere orecchiabile per favorire la memorizzazione e quindi la diffusione delle parole. Per questo molti di questi inni sono solo "marcette", e non ha senso stigmatizzarne la bassa qualità musicale, proprio perché non è altro che la caratteristica del genere.
  2. ^ Vedi: Muspe.unibo.it
  3. ^ "I canti di Salò" di Giacomo De Marzi
  4. ^ Pagina dedicata all'Inno nazionale sul sito della Presidenza della Repubblica. URL consultato il 14-08-2008.
  5. ^ Relazione alla 1^ commissione permanente del Senato con il testo del disegno di legge modificato in commissione.. URL consultato il 14-08-2008.
  6. ^ Testo del disegno di legge costituzionale n°821.. URL consultato il 14-08-2008.
  7. ^ Quattro ddl al Senato per ufficializzare l'Inno di Mameli, Il Messaggero, 21 luglio 2008.. URL consultato il 14-08-2008.
  8. ^ Mariorino 2001.

Bibliografia [modifica]

  • Tarquinio Maiorino, Fratelli d'Italia. La vera storia dell'inno di Mameli, Mondadori 2001, ISBN 8804499850

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L'Italia (nome ufficiale: Repubblica Italiana) è una repubblica dell'Europa meridionale, composta dalla penisola italiana (tradizionalmente chiamata stivale per la sua forma), che si protende nel Mar Mediterraneo a sud delle Alpi, da due isole principali (Sicilia e Sardegna) e da altre isole minori.

Confina a nord con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; al suo interno sono presenti le due enclave di San Marino e Città del Vaticano.

La capitale è, dal 1870, Roma. L'Italia conta circa 58 milioni di abitanti (stime ISTAT del 2005), per una densità di quasi 196 abitanti per km2. Le donne sono circa due milioni in più degli uomini.

La Repubblica Italiana è membro fondatore dell'Unione Europea, della Nato e del Consiglio d'Europa, e aderisce alle Nazioni Unite e al G8.

Indice

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Etimologia del nome

Il nome Italia viene usato per la prima volta dagli autori greci e latini, nella fattispecie da Erodoto. Con tale nome si indicava la parte meridionale della penisola, l'antico Bruttium meridionale abitato dagli Itali di Re Italo (attuale Calabria meridionale) secondo quanto tramandato anche da Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, poi il nome fu esteso ad indicare i connazionali della Magna Grecia, che venivano detti Italiótai.

L'etimologia del nome, secondo una tesi antica, si basa sul nome greco italós, che significa toro come forma contratta e grecizzata dell'umbro vitlu (vitello). Tale etimologia era stata già tramandata dagli stessi greci che vedevano l'origine del nome in Ouitoulía, ossia "terra dei vitelli". Essa fu in seguito riproposta da Dionisio d'Alicarnasso, Varrone, Gellio, Festo.

Alcuni sostengono che tale nome deriva dal vocabolo "Italòi", termine con il quale i greci designavano i Vituli, una popolazione che abitava la regione a sud dell'odierna Catanzaro e adorava il simulacro di un vitello. Il nome significherebbe quindi "abitanti della terra dei vitelli". Infatti fino all'inizio del V secolo a.C., con Italia si indicò solo la Calabria, poi tutta la parte meridionale del Paese e, dal 49 a.C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola. Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa dell'imperatore Augusto (27 a.C.) che li portò a ovest fino al fiume Varo (presso Nizza) e ad est fino al fiume Arsa, in Istria.

Secondo un'altra ipotesi l'origine del nome non è una forma grecizzata dell'umbro, bensì un termine di derivazione etrusca. In Etrusco esisteva difatti il termine Italòs, che indicava il toro, probabilmente derivato da *vitalu, con caduta del digramma. Questo termine fu usato dagli etruschi per indicare i popoli italici (dell'Italia centro meridionale); ciò è stato in parte affermato da Apollodoro, che sosteneva che il termine italòn fosse un termine di derivazione tirrenica, e quindi etrusca, usato per indicare il toro. Lo stesso confermava il bizantino Giovanni Tzetzes, che presumibilmente non conosceva la fonte di Apollodoro e, forse, lo aveva appreso da qualche altra fonte antica. Appare inoltre molto più probabile che il termine sia passato dall'etrusco al greco, piuttosto che dall'umbro, per altri due motivi: utilizzare il termine italòn per indicare un popolo ha probabilmente una connotazione negativa, in quanto rimanderebbe ad una certa inferiorità; considerando la superiorità tecnico culturale degli etruschi, e le condizioni dei rapporti che esistevanno fra questo popolo e le genti italiche, è molto probabile che gli etruschi abbiano utilizzato tale appellativo con lo scopo di deridere i propri vicini. Appare in secondo luogo difficile credere che tale appellativo sia stato applicato a tutti i popoli italici a partire da un piccolo popolo, mentre la sua paternità etrusca renderebbe più probabile la sua diffusione su vasta scala.

Su quest'ultimo punto ci sono state ipotesi divergenti; ad esempio c'è chi, come il filologo Domenico Silvestri, sostiene che il nome sia passato dall'etrusco al greco, ma già con il suo significato finale. In pratica gli Etruschi chiamavano la penisola già Italia e i suoi abitanti Itali. Altri sostengono che il termine Italia sia derivato dal greco Aithàle, termine usato per indicare l'isola d'Elba ed alcune vicine, trasformatosi poi in Aitlìa, Eitalìale, Etalìa, Italìa. Aithàle in greco significa fumosa o fumante, ed avrebbe indicato la presenza di molte fornaci per la lavorazione dei metalli. Tale presenza è però attestata solo sull'isola d'Elba e non in tutto il sud Italia, ragion per cui difficilmente questo nome avrebbe potuto diffondersi a tutta la penisola. Altri sostengono che il termine Aithàle avrebbe indicato una tecnica di coltivazione, eseguita appiccando incendi sui campi con lo scopo di aumentarne la fertilità, ma tale tecnica era diffusa in tutto il mediterraneo. Vi è poi chi sostiene che Aithale rimandi al concetto del tramonto, per il fatto che l'Italia era per i greci la terra dove tramontava il sole, ma tale nome avrebbe potuto essere applicato anche alla Sicilia, o alla Numibia, che godevano della stessa caratteristica.

Più di recente l'erudito Giovanni Semerano, noto per una sua stravagante teoria che fa derivare le lingue indoeuropee da alcune lingue semitiche, asserì che il termine Italia deriverebbe da Atalu, una pretesa parola accadica che significherebbe "terra del tramonto". Egli si basava non su tradizioni storiche (non esistono infatti motivi storici che possano avere portato un termine accadico dalla Mesopotamia all'Italia) ma su considerazioni a suo dire linguistiche (la "i" del latino vitulus è breve, mentre la "i" di Italia è lunga; va detto, per inciso, che Atalu è priva di i, sia brevi che lunghe).

L'Italia è anche poeticamente chiamata "il Belpaese". Anche se oggi pochi ne sono consapevoli, tale denominazione risale al grande successo editoriale che ebbe, a cavallo di Otto- e Novecento il volume Il Bel Paese, pubblicato nel 1876 dall'abate Antonio Stoppani con l'intento di illustrare le bellezze d'Italia (a sua volta, probabilmente. questo titolo intendeva rimandare alla definizione dantesca dell'Italia come il "bel paese là dove 'l sì suona". Inferno XXXIII, 80).

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Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia d'Italia.

Il palazzo del Quirinale, residenza del Capo dello Stato

Il palazzo Chigi, sede del Governo Italiano

La storia dell'Italia ha influenzato la cultura e lo sviluppo sociale in Europa e nel resto del mondo. In Italia sono stati trovati importanti resti archeologici di attività umane risalenti alla preistoria.

Molte civiltà sono nate in Italia: tra i vari popoli italici si citano in particolare gli Etruschi, mentre grande influsso ebbero le colonie greche della Magna Grecia. La civiltà antica più importante che è nata e si è sviluppata in Italia è quella Romana, estesasi col suo Impero per alcuni secoli, a gran parte dell'Europa e del nord Africa e tutte le regioni che si affacciavano sul Mare Mediterraneo.

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, per un lungo periodo (14 secoli) il territorio della penisola si articolò in diversi stati preunitari spesso in lotta tra loro (tra tutti lo Stato Pontificio, con capitale a Roma, identificabile oggi con la Città del Vaticano), con la frequente discesa di stranieri e interventi delle maggiori potenze europee. Dai comuni si formarono le signorie e le Repubbliche Marinare.

Sotto le Signorie e le Repubbliche ebbe inizio il Rinascimento, caratterizzato da una vistosa rinascita delle arti, che ebbe grande influenza nel resto di Europa. Le dominazioni straniere e le varie trasformazioni degli stati che si erano formati sul territorio proseguirono fino alla prima metà del XIX secolo, quando si sviluppò una serie di movimenti volti alla creazione di un'Italia indipendente e unitaria; questo periodo è detto Risorgimento.

L'Italia contemporanea nacque come stato unitario quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia fu il primo ministro del re, Camillo Benso Conte di Cavour che, dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi, consentì l'annessione del regno delle Due Sicilie. La prima capitale fu Torino, che era la capitale del Regno di Sardegna, punto di partenza del processo di unificazione dell'Italia. In seguito alla Convenzione di settembre(1864), la capitale venne spostata a Firenze.

Nel 1866, l'Italia acquisì dall'Impero asburgico il Veneto, in seguito alla guerra, che vide l'Italia alleata alla Prussia di Bismarck Dall'unificazione rimaneva esclusa Roma e i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa; ma grazie a una rapida guerra il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa e venne proclamata capitale del regno. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne il possedimento di un'enclave dentro Roma che divenne lo Stato del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la Repubblica di San Marino. L'Italia riconosce inoltre il Sovrano Militare Ordine di Malta come ente con propria soggettività nel diritto internazionale e gli concede una zona extraterritoriale sempre nella città di Roma, precisamente sull'Aventino.

Dopo la prima guerra mondiale si affermò la Dittatura Fascista, evento che comportò la perdita delle libertà politiche per oltre vent'anni. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della Repubblica parlamentare. Nel dicembre del 1946 i partiti politici italiani cominciano a lavorare alla stesura di una Costituzione. La nuova costituzione entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

L'Italia è un membro fondatore della NATO e dell'Unione Europea e ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea compreso l'ingresso dell'Euro nel 1999.

L'Italia è l'unica regione geografica che nonostante i cambiamenti apportati dalle varie rivoluzioni che si sono svolte nei millenni di storia abbia sempre mantenuto lo stesso nome: fin dal tempo dei Romani questa regione veniva chiamata Penisola Italica.

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Politica

Per approfondire, vedi la voce Repubblica italiana.

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica

La Repubblica Italiana è lo stato rappresentativo della popolazione che risiede sul territorio italiano. La forma repubblicana dello Stato fu decisa con il referendum del 2 giugno 1946, con il quale il popolo italiano abolì la monarchia a favore della repubblica.

La Costituzione, legge fondamentale della Repubblica Italiana, entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

Essa indica i principi fondamentali della Repubblica, i diritti e i doveri dei cittadini e fissa l'ordinamento della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato e ne rappresenta l'unità. Viene eletto ogni sette anni dal parlamento in seduta comune, integrato dai rappresentati regionali, e ha funzioni di natura legislativa, giudiziaria ed esecutiva, anche se nei fatti le sue prerogative sono quasi esclusivamente rappresentative. La costituzione prevede però che il Presidente della Repubblica acquisisca consistenti poteri nei casi di deriva istituzionale dello Stato, o nei casi nei quali le istituzioni dello stato violino la legge ad alti livelli.

L'Italia è una repubblica parlamentare, il cui potere legislativo è affidato ad un parlamento bicamerale, costituito dalla Camera dei Deputati (630 deputati) e dal Senato della Repubblica (315 senatori eletti, più i senatori a vita: 5 di nomina presidenziale più i Presidenti emeriti della Repubblica). Il parlamento viene eletto dal popolo con un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza. La legislatura ha una durata massima di cinque anni.

Il potere esecutivo è affidato al Governo, all'interno del quale, secondo l'art. 92, c. 1 Cost. possono distinguersi tre diversi organi: il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri e il Consiglio dei ministri che è costituito dall'unione dei precedenti due organi. La formazione del Governo è disciplinata in modo succinto dagli artt. 92, c. 2, 93 e 94 Cost. e da prassi costituzionali consolidatesi nel tempo.

Il potere giudiziario è esercitato dal corpo giudiziario complessivamente considerato.

Romano Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Al vertice di questo troviamo la Corte Costituzionale, introdotta nell'ordinamento italiano dalla Costituzione della Repubblica italiana, che ha come competenza principale quella di giudizio sulla costituzionalità delle leggi, ed il Consiglio Superiore della Magistratura, con compiti di autogoverno del corpo giudiziario.

L'amministrazione dello Stato è suddivisa tra lo Stato e gli Enti Amministrativi Locali, (Regioni, Province e Comuni) secondo i principii di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza (art. 118 Cost).

Le competenze attribuite in esclusiva allo Stato sono solo quelle indicate nella Costituzione; allo stesso modo sono indicate quelle per cui l'indicazione delle linee guida e dei limiti di legge sono di competenza dello Stato (mentre la loro fattiva attuazione è affidata agli enti amministrativi locali); tutte le materie la cui competenza non è esplicitamente attribuita allo Stato, in via esclusiva o principale, sono attribute agli enti locali. La Corte Costituzionale è competente a giudicare sui conflitti di competenza tra lo Stato e gli Enti Amministrativi Locali.

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Cittadinanza italiana

Per approfondire, vedi la voce Cittadinanza italiana.

La Legge 15 febbraio 1992, n.91, stabilisce che è cittadino per nascita a) Il figlio di padre o di madre cittadini (Ius Sanguinis); b) chi è nato nel territorio della Repubblica se ambo i genitori sono ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo la legge dello Stato di questi (art. 1, comma 1) (Ius Soli). Per il comma 2º, è cittadino per nascita il figlio d’ignoti trovato in Italia, se non si prova il possesso di un'altra cittadinanza.

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La costituzione

Per approfondire, vedi la voce Costituzione della Repubblica italiana.

La Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano, approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947. È entrata in vigore il primo gennaio 1948. Inoltre acquisiscono automaticamente la cittadinanza italiana i cittadini vaticani al cessare dei diritti di dimora nella piccola enclave romana.

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Simboli della Repubblica

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Tricolore italiano

Per approfondire, vedi la voce Bandiera italiana.

Il Tricolore italiano sventola su Piazza Venezia a Roma

Il primo tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica cispadana proposto da Giuseppe Compagnoni.

Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando le armate napoleoniche attraversarono l'Italia, nel 1796, sia le varie neonate repubbliche giacobine, sia i reparti militari che affiancavano l'esercito di Napoleone adottarono bandiere simili. La scelta dei colori si deve probabilmente ai vessilli della Legione Lombarda nei quali il bianco e il rosso del comune di Milano si affiancavano al verde delle divise della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, vennero adottati anche dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna. A Reggio Emilia, che si fregia del titolo di città del tricolore, è esposto il primo vessillo tricolore, risalente al 1797.

Dopo il Congresso di Vienna, e la Restaurazione il tricolore rimase come simbolo di libertà e venne utilizzato nei moti rivoluzionari del 1831 e del 1848. Fu proprio in quest'anno, con l'annuncio della Prima guerra d'indipendenza che Carlo Alberto di Savoia adotta per le sue truppe un vessillo composto dalla bandiera italiana, recante al centro lo stemma dei Savoia bordato di azzurro. Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1923. Con la fine della Seconda guerra mondiale, e la proclamazione della repubblica la bandiera italiana perde lo stemma del Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni". Il verde rappresenta quello delle nostre pianure, il bianco simboleggia invece il candore delle nevi delle Alpi, ed infine il rosso raffigura il sangue dei nostri connazionali caduti.

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Emblema italiano

L'emblema ufficiale della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea Costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e promulgato dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola il successivo 5 maggio. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti.

La sua definizione formale è riportata nello schema a lato.

La stella bianca a cinque punte è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale; nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (Art. 1 Cost.) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di ulivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione.

Pur identificato spesso come stemma della Repubblica Italiana, tecnicamente non si tratta di uno stemma in quanto è privo dello scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica (al contrario di altre decorazioni come corone, elmo o rami che non sono essenziali). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di Emblema della Repubblica Italiana.

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Inno nazionale

L'Inno di Mameli, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, dai primi versi - o più precisamente, Il Canto degli Italiani - è dal 12 ottobre 1946 l'inno nazionale italiano, in modo provvisorio. Solo il 17 novembre 2005, il Senato approva infine un decreto legge che lo rende ufficiale. Il testo fu scritto nell'autunno 1847 da Goffredo Mameli; la musica è di poco successiva e fu composta da Michele Novaro. Alla proclamazione della Repubblica ha sostituito la Marcia Reale e S'hymnu sardu nazionale, in vigore durante il Regno d'Italia .

Nel corso degli anni novanta è stata talvolta ventilata l'ipotesi di sostituire Il canto degli Italiani con il Va' pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi come inno rappresentativo della nazione italiana.

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Geografia

Per approfondire, vedi la voce Geografia dell'Italia.

L'Italia per zone altimetriche

L'Italia è una vasta penisola che si estende nel Mare Mediterraneo. Il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure.

L'Italia presenta una prevalenza di zone collinari (il 41,6% del territorio), rispetto a zone montuose (il 35,2% del territorio), o a zone pianeggianti ( 23,2%).

Per approfondire, vedi la voce Zone Altimetriche d'Italia.

Le catene montuose si estendono perbuona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4000 m tra cui il Monte Rosa (4637 m), il Cervino (4476 m) e il Monte Bianco che con i suoi 4810 m è la montagna più alta d'Europa. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal fiume Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2912 m). L'Italia è famosa anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3323 m è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli.

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Clima

Per approfondire, vedi la voce Clima italiano.

Tipica giornata di sole in Sicilia

La regione italiana (compresa tra il 47° ed il 36° parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale.

Da punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono soprattutto per la nostra penisola (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica) un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.

L'Italia viene divisa convenzionalmente in quattro tipi di clima:

  • Clima alpino, dominante sulle Alpi e sull'Appennino settentrionale e centrale, caratterizzato da temperature notturne ed invernali bassa e da precipitazioni soprattutto estive;
  • Clima mediterraneo, di cui godono le isole e la penisola a sud del Golfo di Salerno, con temperature miti e forte piovosità invernale;
  • Clima peninsulare, caratteristico della penisola a nord della linea Golfo di Salerno-Golfo di Manfredonia, con temperature più miti lungo il litorale e sull'immediato retroterra che non verso l'interno (dove alle più elevate altitudini il clima è di tipo alpino) e con piovosità soprattutto primaverile ed autunnale.
  • Clima della pianura padano-veneto-emiliana ad ampia escursione annua (basse temperature invernali, elevate estive) e piovosità primaverile ed autunnale.

Località
Latitudine
Temperature
medie invernali (°C)
Temperature
medie estive (°C)
Piogge (mm)
Stagioni più piovose

Milano
45°28'
3
23
1000
primavera autunno

Torino
45°2'
2
22
900
primavera autunno

Genova
44°25'
8
23
1300
primavera autunno

Roma
41°52'
8
24
900
primavera autunno

Napoli
40°50'
8,5
24
1007
autunno

Palermo
38°5'
11
24
700
inverno primavera

Sassari
40°45'
9
23
600
inverno

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Montagne e pianure

Le Dolomiti

Per approfondire, vedi le voci Rilievi italiani e Pianure italiane.

In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento.

Solo un quarto della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.

Le pianure italiane sono:

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Mari e arcipelaghi

Allegoria dell'Italia in un affresco di Philipp Veit

Con oltre 7000 chilometri di coste, l'Italia è praticamente "abbracciata" dal Mar Mediterraneo, il Mare Nostrum degli antichi Romani, che è suddiviso, per ragioni storiche, in bacini con nomi propri. In particolare, i bacini principali che circondano la penisola sono il Mar Adriatico, il Mar Tirreno (che diventa Mar Ligure nella zona prospiciente la Liguria) e il Mar Ionio; attorno alle isole maggiori si trovano il Mar di Sardegna, lo Stretto di Sicilia e il Canale di Malta. Tra i bracci di mare più stretti sono notevoli lo Stretto di Messina, che separa la Sicilia dalla punta dello stivale e le Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica.

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Isole italiane

Le isole maggiori sono la Sicilia e la Sardegna; si potrebbe comprendere la Corsica dal punto di vista geografico, in quanto politicamente quest'isola appartiene alla Francia. Esistono inoltre tante altre isole minori, alcune delle quali particolarmente notevoli dal punto di vista naturalistico o storico (ad esempio l'Isola d'Elba è stata posta sotto l'autorità di Napoleone durante il suo primo esilio dal continente).

Le isole minori sono spesso raccolte in arcipelaghi, quali l'Arcipelago Toscano — che comprende l' Isola d'Elba, — le isole Pontine o Ponziane e le Isole Flegree nel Tirreno di fronte alla penisola (per non dimenticare l'isola di Capri); le Isole Eolie o isole Lipari, le Isole Egadi e le Isole Pelagie attorno alla Sicilia (oltre alle isole di Ustica e di Pantelleria); l'Arcipelago della Maddalena, le Isole del Sulcis e l'isola dell'Asinara a poca distanza dalla Sardegna.

Anche se meno conosciute, si riportano le Isole Tremiti, a nord del Gargano; le Isole Cheradi nel Golfo di Taranto; le isole del Golfo della Spezia; e altre minori.

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Fiumi, laghi e lagune

Per approfondire, vedi le voci Fiumi italiani e Categoria:Laghi dell'Italia.

Immagine satellitare NASA dell'Italia

La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po.

Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi).

Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.

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Vulcani

Per approfondire, vedi la voce Vulcanismo in Italia.

Il versante orientale dell'Etna

L'isola di Stromboli

L'elevato numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana. I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro:

  1. il maggiore è l'Etna, che domina Catania e la Sicilia nord-orientale e si staglia con il suo cratere principale (3279m) costituendo un elemento paesaggistico tipico di Reggio Calabria da dove appare innevato per quasi tutto l'anno. Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici.
  2. il Vesuvio (1277m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua eruzione avvenuta nel 79 d.C., quando fu completamente sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano e Pompei.
  3. Lo Stromboli eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie.
  4. Vulcano, altra isola delle Eolie, costituita da un vulcano oggi mediocremente attivo, dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.

Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti ormai da molti secoli. Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'Antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) non sono che le postume manifestazioni del vulcanesimo locale.

Il Monte Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Vulsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anch'essi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili. In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di Bolsena, (monti Vulsini), Lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).

Nell'Antiappennino Campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuoli e di Agnano.

I monti di Roccamorfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; così dicasi del monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta tra Verona e Padova.

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Terremoti

Per approfondire, vedi le voci Terremoti in Italia e Lista di terremoti in Italia.

I fenomeni sismici costituiscono, purtroppo, un primato italiano in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi.

La regione alpina è quella che meno ne va soggetta, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime. Dovuti spesso a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini.

Fra i più rovinosi terremoti si ricordano:

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Geografia politica

Amministrativamente la Repubblica Italiana è suddivisa in 20 regioni, di cui 5 (Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia) a statuto speciale. Le regioni sono suddivise in 110 province (di cui alcune in fase di allestimento) e queste a loro volta in 8103 comuni.

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Regioni d'Italia

Per approfondire, vedi la voce Regioni d'Italia.

Nell'elenco che segue, le regioni seguite da un asterisco sono a statuto speciale. Accanto al nome della regione è riportato il nome del capoluogo.

Italia suddivisa per regioni

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Province italiane con almeno 1.000.000 di abitanti

(dati ISTAT al 31.12.2005)

Avvertenza: i dati si riferiscono ad una precisa data e ad una precisa fonte per cui potrebbero risultare non aggiornati. Per i dati aggiornati fare riferimento alla singola voce.

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Principali aree metropolitane italiane

(dati World Gazetteer al 01.01.2006)

Area metropolitana
Numero abitanti
Classifica mondiale
Classifica europea

Milano
4.282.280
84a
10a

Napoli
3.803.753
97a
13a

Roma
3.695.467
104a
15a

Torino
1.688.857
245a
38a

Palermo
996.767
452a
74a

Firenze
866.322
511a
83a

Catania
859.559
518a
84a

Genova
695.058
624a
104a

Bologna
564.674
747a
127a

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Comuni italiani con almeno 250.000 abitanti

(popolazione residente, dati ISTAT al 31.12.2005)

Nome
Popolazione
Regione

Roma
2.547.677
Lazio

Milano
1.308.735
Lombardia

Napoli
984.242
Campania

Torino
900.608
Piemonte

Palermo
670.820
Sicilia

Genova
620.316
Liguria

Bologna
373.743
Emilia-Romagna

Firenze
366.901
Toscana

Bari
326.915
Puglia

Catania
304.144
Sicilia

Venezia
269.780
Veneto

Verona
259.380
Veneto

Avvertenza: i dati si riferiscono ad una precisa data e ad una precisa fonte per cui potrebbero risultare non aggiornati. Per i dati aggiornati fare riferimento alla singola voce.

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Ambiente

Parco Nazionale del Gran Paradiso in Valle d'Aosta

Foreste Casentinesi

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Protezione e Preservazione

Per approfondire, vedi la voce Aree naturali protette.

I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di interesse nazionale od internazionale per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi e ricreativi tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione.

I parchi regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore ambientale e naturalistico, che costituiscano, nell'ambito di una o più regioni adiacenti, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.

Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche.

Le zone umide sono costituite da paludi, aree acquitrinose, torbiere oppure zone di acque naturali od artificiali, comprese zone di acqua marina la cui profondità non superi i sei metri con la bassa marea; aree che, per le loro caratteristiche, possano essere considerate di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.

Le aree marine protette sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione.

Le altre aree protette sono quelle aree che non rientrano nelle precedenti classificazioni, come i parchi suburbani o le oasi delle associazioni ambientaliste. Possono essere a gestione pubblica o privata, con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti.

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Elenco dei parchi nazionali

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Trasporti

Per approfondire, vedi la voce Trasporti in Italia.

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Demografia

Per approfondire, vedi la voce Demografia dell'Italia.

L'Italia è in gran parte omogenea nella lingua e nella religione ma è varia culturalmente, economicamente e politicamente. Il paese ha la quinta più alta densità demografica in Europa, 193 persone per chilometro quadrato. I gruppi indigeni di minoranza sono piccoli. Per un paese di 58.751.711 persone, l'Italia ha un più piccolo numero di migranti in confronto a Francia e Germania. Dall'inizio della civilizzazione romana, i gruppi etnici come i colonizzatori greci, gli invasori germanici, celti e normanni hanno lasciato un’impronta importante nella gente fino ad oggi. Tuttavia, tutti sono stati inseriti in un gruppo etnico italiano omogeneo.

Il numero di immigranti o di residenti stranieri in Italia è aumentato costantemente, e oggi conta 2.402.157 immigrati, secondo dati ISTAT. Attualmente compongono poco più del 4% della popolazione totale ufficiale. Secondo queste statistiche, le più grandi minoranze straniere sono albanesi (316.659), marocchini (294.945), rumeni (248.8491) e cinesi (111.712).

Nonostante il bassissimo tasso di natalità, tra gli ultimi del mondo, la popolazione italiana negli ultimi anni è leggermente cresciuta, principalmente per il saldo attivo tra immigrazione ed emigrazione, ma anche per i figli delle generazioni del baby boom degli anni '60.

Evoluzione demografica in Italia. Numero degli abitanti in migliaia.

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Economia

Ministero dell'Economia e delle Finanze

Borsa valori in Piazza Affari a Milano

Membro del G8 gruppo di paesi industrializzati, ha la sesta più grande economia nel mondo in 2004, dietro gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania, il Regno Unito e la Francia. Secondo l'OSCE, nel 2004 l’Italia era il sesto più grande esportatore del mondo di merci fabbricate. Dal 2005 è la settima economia mondiale dopo Stati Uniti, Giappone, Germania, Cina, Regno Unito, Francia (dati ufficiali della Banca mondiale).

L'economia italiana è prevalentemente formata da piccole e piccolissime imprese: le poche grandi imprese sono gestite quasi sempre dalle famiglie dei fondatori o da gruppi stranieri, e il modello di public company non ha mai attecchito. Anche in campo finanziario, nonostante una tendenza alla concentrazione, le banche hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi gruppi europei. V'è inoltre una forte differenza tra il nord, con un forte sviluppo industriale e una preponderanza di aziende private, e il sud, che ha tassi di disoccupazione più alti con punte del 20% e uno sviluppo molto minore; l'agricoltura ha un peso maggiore, e l'industria è spesso statale. Va comunque detto che negli ultimi anni il confine fra centro-nord benestante e sud meno benestante tende a camminare verso sud. Alcune aree tra cui Isernia o Caserta stanno intensificando la piccola imprenditoria privata, incentivata dal basso livello dei prezzi e del lavoro locali, mentre al nord permane un alto livello dei prezzi. Una pesante palla al piede per la nazione sta nell'altissimo livello di evasione fiscale, che fa tra l'altro figurare molte aree più povere di quel che realmente siano.

La maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di ricchi giacimenti di materie prime.

Durante lo scorso decennio, l'Italia ha perseguito una politica fiscale stretta per fare fronte alle richieste dell'Unione Economica e Monetaria europea ed ha tratto beneficio dai tassi più bassi di inflazione e di interesse. L'Italia ha aderito all'euro nel 1999 sostituendo la lira a partire dal 2002.

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Reddito medio degli abitanti per regione

Fonte: Eurostat, riferimento anno 2002, dati in Euro

  • Nord-Ovest: 28488
Piemonte: 26473, Valle d'Aosta: 28 137, Liguria: 25039, Lombardia: 30028
  • Nord-Est: 27551
Alto Adige: 33783, Trentino: 27307, Veneto: 26108, Friuli-Venezia Giulia: 26288, Emilia-Romagna: 28870
  • Centro: 25289
Toscana: 25335, Umbria: 22280, Marche: 22728, Lazio: 26482
  • Sud: 15616
Abruzzo: 19442, Molise: 17863, Campania: 15226, Puglia: 15341, Basilicata: 16180, Calabria: 14336
  • Isole: 15673
Sicilia: 15095, Sardegna: 17429

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Forze Armate e di Polizia

Per approfondire, vedi le voci Categoria:Forze armate italiane e Categoria:Forze di polizia italiane.

Soldato italiano in Iraq

Gruppo di Carabinieri in servizio

L'Arma dei Carabinieri è una Forza Armata a cui sono devoluti compiti sia militari (concorso alla difesa della Patria, partecipazione alle operazioni militari in Italia e all'estero, esercizio delle funzioni di Polizia Militare e protezione delle Rappresentanze Diplomatiche italiane all'estero) sia civili (polizia giudiziaria e di sicurezza pubblica).

L’Esercito Italiano oggi ha un organico di 112.000 unità (di queste 85.000 fanno parte delle forze operative, mentre 27.000 sono assegnate alle unità di sostegno).

La Marina Militare Italiana nacque nel 1946 dalla Regia Marina, in seguito alla proclamazione della Repubblica Italiana. A lei sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali ed internazionali. Il compito di pattugliamento delle coste spetta alla Guardia Costiera

L'Aeronautica Militare Italiana è una delle Forze Armate presenti sul suolo italiano e destinata alle operazioni aeree. In passato si è anche occupata del controllo del traffico aereo nello spazio aereo nazionale.

La Guardia di Finanza un corpo ad ordinamento militare dipendente direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, svolge compiti di polizia giudiziaria, polizia tributaria e pubblica sicurezza legati all'ambito economico e finanziario. Concorre con le forze armate (di cui fa parte integrante) nella difesa politica e militare delle frontiere.

La Polizia di Stato è la forza di polizia direttamente dipendente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l'apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell'Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica in Italia.

La Polizia Penitenziaria svolge compiti di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza legati al settore penitenziario ed alla gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale. Il Corpo della Polizia Penitenziaria è l'erede del Corpo delle Guardie Carcerarie, creato nel 1873, poi riformato nel Corpo degli Agenti di Custodia (1890), organizzato militarmente; l'amministrazione sarebbe passata nel 1922 dal ministero dell'Interno al Ministero di Grazia e Giustizia.

Il Corpo Forestale dello Stato svolge compiti di tutela ambientale e paesaggistica; oltre a queste funzioni ne ha anche nei campi della polizia giudiziaria e della pubblica sicurezza, a capo del Corpo vi è l'Ispettorato generale con sede a Roma.

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Cultura

Galleria nazionale d'arte moderna a Roma

Teatro la Scala a Milano

Per approfondire, vedi le voci Cultura italiana, Cinema italiano e Musica italiana.

L'Italia è conosciuta nel mondo per l'arte la cultura e i monumenti che abbelliscono l'intera nazione.

In Italia trovano sede il 75% delle opere d'arte dell'intero pianeta.

La torre di Pisa, il Duomo di Milano, il Colosseo, le città di Roma, Venezia, Firenze e Napoli sono simboli Italiani conosciuti in tutto il mondo. L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per la cucina (le parole pasta, spaghetti, pizza, ad esempio, sono entrate di prepotenza nei vocabolari stranieri anche in altri continenti), il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, il teatro, la letteratura, la poesia, la musica (l'Opera in particolare), le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.

Il Rinascimento nacque in Italia per poi diffondersi in tutta Europa, ma così in ritardo che gli effetti culturali, in Germania per esempio, si diffusero solamente all'inizio del Seicento, e in Inghilterra verso la fine del Cinquecento, quando il Rinascimento italiano era in declino.

In italiano si sono espressi scrittori di fama universale, quali Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli e tanti altri, scrittori che produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea.

Importante, per lo sviluppo delle arti, sia letterarie, sia visive, è stato il fenomeno del mecenatismo, per il quale la figura del Principe offriva a vari artisti protezione nella loro corte in cambio di commissioni e ambascerie. Il rapporto contrastato che abitualmente si interponeva fra Principe e Letterato è stato esposto in modo chiaro e ironico da Ludovico Ariosto e da Torquato Tasso. Tra il XV e il XVI secolo tutte le arti ebbero uno sviluppo notevole. Artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli e tanti altri permisero alla scultura, alla pittura e all'architettura di toccare nuove vette di bellezza e eleganza.

Tra gli esploratori è conosciuto in tutto il mondo il genovese Cristoforo Colombo per la scoperta delle Americhe.

L'influenza di compositori italiani come Palestrina, Corelli, Monteverdi e Vivaldi fu epocale. Nel XIX secolo compositori come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini fecero fiorire l'Opera romantica. L'Italia continua a contribuire alla cultura occidentale con artisti, scrittori, registri, architetti, compositori e designer.

Non meno importante è stato il contributo italiano alla scienza, con personaggi come Luigi Galvani e Alessandro Volta ricordati per gli studi pioneristici sull'elettricità, Antonio Pacinotti che inventò la dinamo, Antonio Meucci che inventò il telefono. Anche tra i premiati con il Nobel sono presenti degli italiani illustri come Enrico Fermi e Guglielmo Marconi per la fisica, Giulio Natta che fu uno dei padri della chimica industriale, Eugenio Montale e Grazia Deledda per la letteratura, Camillo Golgi e Rita Levi-Montalcini per i contributi in medicina.

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Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO

L'Italia è il paese con il maggior numero di beni dichiarati patrimonio dell'umanità.

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Sport

Stadio Olimpico di Roma

Cerimonia d'apertura delle XX Olimpiadi Invernali svolte a Torino nel 2006

Ingresso della fabbrica della Ferrari a Modena

Il colore sportivo nazionale dell'Italia è l'azzurro, mutuato dallo stemma araldico di Casa Savoia, dinastia regnante dal 1861 al 1946.

La tradizione sportiva italiana è antica quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l'Italia può vantare sempre buone rappresentative e molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una prerogativa maschile, eccezion fatta per la pallavolo e la pallanuoto.

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Calcio

Il calcio è indubbiamente lo sport più seguito e gli Italiani sono famosi per la loro passione per questo sport. La nazionale di calcio italiana ha vinto 4 Campionati mondiali di calcio (1934, 1938, 1982 e 2006), un Campionato Europeo nel 1968 e una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Berlino 1936.

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Pallacanestro

La pallacanestro è sempre stata avara di trofei mondiali, visto il monopolio statunitense, ma nell'ultimo decennio anche la Nazionale, così come i club, ha attraversato un buon momento, grazie ad una generazione di campioni senza precedenti. Il bilancio maschile italiano nei Campionati Europei (ospitati 3 volte: 1969, 1979 e 1991) è di 10 trofei, nel dettaglio: 2 ori (1983, 1999), 4 argenti (1937, 1946, 1991, 1997) e 4 bronzi (1971, 1975, 1985, 2003). L'Italia non ha ancora vinto un Campionato Mondiale, manifestazione mai ospitata. Alle Olimpiadi, la nazionale si è aggiudicata due medaglie d'argento, a Mosca nel 1980 e ad Atene, nel 2004.

La pallacanestro femminile, monopolio della Russia (22 vittorie in 30 edizioni), ha riservato negli Europei solo un oro (1938), un argento (1995) ed un bronzo (1974), mentre è anch'essa sempre rimasta secco ai Mondiali.

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Pallavolo

Altro discorso merita invece la pallavolo: quella maschile vanta nei Campionati Europei (ospitati nel 1948 e nel 2005 a Roma e nel 1971 a Milano) ben 6 ori (1989, 1993, 1995, 1999, 2003, 2005), 2 argenti (1991, 2001) e 2 bronzi (1948, 1997); ai Mondiali, invece, il bilancio diminuisce, ma rimane di altissimo livello: 3 ori consecutivi (1990, 1994, 1998) ed il quarto sfuggito proprio quando si giocavano a Roma (1978): sconfitti dai "soliti" russi, gli azzurri ottennero anche l'unica medaglia d'argento mondiale. Mancano però i bronzi mondiali. Nel 2010, tuttavia, torneranno i mondiali a Roma.

La pallavolo femminile merita invece un paragrafo a parte: ai Mondiali le azzurre hanno conquistato il primo oro nell'ultima edizione, in terra tedesca (2002) dopo una straordinaria gara con gli U.S.A. e quest'anno in Giappone intendono ripetersi, avendone tutti i mezzi a disposizione. In campo Europeo, "provincia russa" (13 ori in 26 edizioni), l'oro non è mai arrivato, ma figurano 2 argenti (2001, 2005) e 2 bronzi (1989, 1999).

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Sport motoristici

L'Italia vanta ottime tradizioni negli sport motoristici. Nel motociclismo, i grandi campioni del passato, come Arcangeli, Masetti, Ubbiali, Provini e Giacomo Agostini (15 volte iridato nelle classi 350 e 500 c.c. con 10 vittorie al Tourist Trophy), sono degnamente seguiti dai campioni del presente, Max Biaggi, Loris Capirossi e, soprattutto, Valentino Rossi, sette volte campione del mondo nelle varie formule. Bianchi, Gilera, Guzzi, MV Agusta, Benelli e Ducati, dalle origini, hanno vinto le corse più prestigiose e conquistato campionati mondiali in tutte le categorie. Nell'automobilismo, (che è il secondo sport per numero di appassionati), altrettanto importante è il palmares delle marche e dei piloti italiani, dalla Formula 1, alle corse di durata, ai rallyes. Nella velocità, dalle prime cose del '900, Fiat, Alfa Romeo, Maserati (unica casa italiana a vincere, due volte, la 500 miglia di Indianapolis), Ferrari, Abarth e Lancia, hanno vinto nelle gare più importanti (Targa Florio, Mille Miglia, 24 Ore di Le Mans, Nurburgring, Carrera Panamericana) e conquistato titoli mondiali e continentali in tutte le categorie (Formula 1, campionati sport-prototipi, gran turismo e turismo). In Formula 1, la Scuderia Ferrari detiene il record di titoli per piloti e costruttori, di vittorie per singole gare e di presenza ininterrotta dalla istituzione del campionato del mondo, nel 1950. Dalle origini, i piloti più rappresentativi sono: Nazzaro, Cagno, Lancia, Antonio Ascari, Campari, Brillli Peri, Borzacchini, Fagioli, Bordino, Masetti, Materazzi, Nuvolari, Varzi, Biondetti, Alberto Ascari, Villoresi,Taruffi, Musso, Castellotti, Baghetti, Bandini, Scarfiotti, Luciano Bianchi, Merzario, Alboreto, Patrese, Baldi, Trulli, Fisichella, Pirro, Capello. Nelle corse su strada, la Targa Florio, la Mille Miglia e il Giro di Sicilia, sono le tra le più antiche e celebri corse della storia. Nei rallyes, Lancia (con le indimenticabili Fulvia HF, Stratos, 037 e Delta) e Fiat(124 spyder, 131-Abarth), vantano numerosi titoli mondiali, costruttori e piloti(Munari, Biasion, Fiorio)e titoli continentali(Pinto, Munari, Verini, Carello, Vudafieri, Biasion, Capone, Tabaton, Cerrato, Liatti, Bertone, Navarra, Travaglia e Basso, nel 2006 con la Fiat Grande Punto).

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Altri sport

Nella pallanuoto, l'Italia vanta un'ottima tradizione. La nazionale maschile (detta Settebello) ha vinto l'oro olimpico in tre occasioni Londra 1948 (XIV Olimpiade), Roma 1960 (XVII Olimpiade) e Barcellona 1992(XXV Olimpiade).

La Nazionale femminile (detta Setterosa) ha vinto l'oro ad Atene 2004 XXVIII Olimpiade.

Grandi successi sono stati raccolti nel ciclismo, nello sci, nella scherma ed in anni passati anche nel tennis; recentemente si sono ottenuti riconoscimenti anche nel rugby (ammessione al torneo Sei nazioni) e nel baseball (invito dall'MLB a partecipare al World Baseball Classic come migliore squadra europea insieme all'Olanda).

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Lingue

Per approfondire, vedi la voce Lingue parlate in Italia.

L'italiano ( ascolta▶ (aiuto)) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee. In Italia esiste un gran numero di dialetti, ciascuno dei quali, dal punto di vista storico, è una vera e propria lingua romanza, rappresentando un'evoluzione autonoma della varietà di latino parlata in questa o quella regione. La moltitudine dei dialetti italiani costituisce un grandissimo, anche se spesso misconosciuto, patrimonio culturale.

L'italiano moderno è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. In questo caso fu il dialetto fiorentino, parlato a Firenze, a prevalere, non tanto per ragioni politiche - come spesso capitava - ma per il prestigio culturale di cui era portatore. Il toscano, ed il fiorentino illustre in particolare (in quanto arricchito di prestiti dal siciliano, dal francese e dal latino), era in effetti la lingua nella quale scrissero Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, considerati tre fra i massimi scrittori italiani. Naturalmente, era anche la lingua colta della città di Firenze, stimata per la sua prosperità culturale lungo i secoli e per la sua splendida architettura.

Oltre all'italiano, sono riconosciute come lingue ufficiali il tedesco e il ladino in provincia di Bolzano, il francese nella regione Valle d'Aosta e lo sloveno in provincia di Trieste ed in quella di Gorizia. Sono inoltre riconosciute e tutelate dallo Stato e dalle relative Regioni alcune altre minoranze linguistiche (tra cui il sardo, il friulano e l'occitano).

Le minoranze linguistiche in Italia sono le seguenti:

Gruppo
Popolazione
Lingua originaria
Regione

Sardo
1.269.000
Sardo
Sardegna

Friulano
526.000
Friulano
Friuli-Venezia Giulia, Veneto (Portogruaro)

Tirolese
290.000
Tedesco
Alto Adige

Occitano
178.000
Occitano
Piemonte, Liguria, Calabria

Albanese
98.000
Albanese
Italia del sud, Sicilia

Francoprovenzale
90.000
Francese
Piemonte, Valle d'Aosta, Puglia

Sloveno
70.000
Sloveno
Friuli-Venezia Giulia

Ladino
55.000
Ladino
Trentino Alto Adige, Veneto

Francese
20.000
Francese
Valle d'Aosta

Greco
20.000
Greco
Calabria, Puglia

Catalano
18.000
Algherese
Sardegna

Bavarese
3.100
Tedesco (cimbro/mocheno)
Trentino (Trento)

Croato
2.600
Croato
Molise

Carinziano
2.000
Tedesco
Friuli-Venezia Giulia

Carnico
1.400
Friulano
Veneto

Tirolese (pusterese)
700
Tedesco
Veneto

Fonte: Ministero degli Interni del Governo Italiano.


Ad esse vanno aggiunte le parlate degli zingari, i cui locutori sono stimati tra le 50 e le 80.000 persone, ripartite tra sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo) e rom (più diffusi al Centro-sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione). Pur essendo molti zingari cittadini italiani, le loro lingue, di ceppo indoario, non vengono menzionate nelle leggi di tutela delle minoranze.

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Letteratura italiana

Per approfondire, vedi la voce Letteratura italiana.

La nascita della letteratura italiana canonicamente si fa risalire alla seconda metà del XII secolo con la diffusione, all'interno di circuiti assai privati e modesti, di quei manoscritti di carattere religioso, ma anche laico e giocoso, ad uso della comunità religiosa e laica, ma sempre ad un alto livello della scala sociale (per esempio i notai). Ciò che ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua.

La letteratura italiana si compone di tutte quelle opere manoscritte e a stampa in lingua italiana che, come si è detto, a partire dal XII-XIII secolo si sono sviluppate in Italia, fino ai nostri giorni. La letteratura italiana affonda le sue radici in tempi molto antichi e, come per tutte le lingue neolatine o romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, dialetti e lingue ladini del Friuli, del Trentino e dei Grigioni, Sardo) viene fatta derivare dal latino. Essa nasce in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché molto ancorata alla conservazione del latino .

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Religioni

Per approfondire, vedi la voce Religioni in Italia.

Il Duomo di Pisa con la Torre

La religione più diffusa in Italia è il Cristianesimo Cattolico, presente fin dai tempi apostolici. Secondo un indagine dell'Eurispes rilasciata nel 2006 e ripresa dal Corriere della Sera l'87,8% della popolazione è battezzato secondo rito cattolico e il 36,8% è praticante. Con protestanti ed ortodossi, complessivamente i cristiani in Italia rappresentano la religione maggioritaria.

La religione più antica è l'ebraismo, di cui a Roma è segnalata una presenza ininterrotta fin dai tempi precedenti la comparsa del cristianesimo.

Fra le altre forme di cristianesimo, in ambito protestante è da segnalare la Chiesa Valdese, nata in Italia, originatasi come movimento religioso medievale e dopo la riforma protestante legatosi al calvinismo ginevrino.

Nel corso del XIX e XX secolo si sono diffuse in Italia altri movimenti religiosi, alcuni protestanti, in prevalenza di origine anglosassone.

La chiesa di Mormon arrivò in Italia nel 1850. I Testimoni di Geova iniziarono a stampare la Torre di Guardia nelle valli piemontesi già dal 1903.

I Testimoni di Geova, in particolare, sono il gruppo religioso italiano con il maggior numero di aderenti dopo il cattolicesimo e l'Islam (quest'ultimo praticato quasi esclusivamente da immigrati di altre nazionalità, soprattutto cittadini extracomunitari).

Con l'emigrazione degli ultimi decenni si sono diffuse anche forme di cristianesimo ortodosso e religioni orientali.

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Festività

Data
Nome Locale
Commenti

1 gennaio
Capodanno

6 gennaio
Epifania
Manifestazione della divinità di Gesù Cristo, Festa della Befana

variabile *
Pasqua
Risurrezione di Gesù Cristo;

variabile **
Lunedì dell'Angelo
Lunedì di Pasqua, Pasquetta

25 aprile
Festa della Liberazione
Il 25 aprile 1945 indica la fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia e la liberazione dal nazifascismo

1 maggio
Festa dei lavoratori
Festività di San Giuseppe Artigiano

2 giugno
Festa della Repubblica
Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica

15 agosto
Ferragosto
Assunzione della B.V. Maria

1 novembre
Ognissanti

8 dicembre
Immacolata Concezione

25 dicembre
Natale
Nascita di Gesù Cristo

26 dicembre
Santo Stefano
Primo martire cristiano

* Pasqua: prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera

** Pasquetta: lunedì successivo alla Pasqua

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Bibliografia

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Generalità
  • Antonio Stoppani, (1824-1891), Il bel paese: conversazioni sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica d'Italia, Milano : tipografia e libreria ed. Giacomo Agnelli, 1876 - Rist. anastatica 1994 ed. Nordpress ISBN 888538210X

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Lingua

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Voci correlate

Organizzazioni internazionali

Membro NATO dal:
4 aprile, 1949

Membro ONU dal:
14 dicembre, 1955

Membro UE dal:
1 gennaio, 1958

vedi anche la Galleria d'immagini

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Collegamenti esterni

Regioni d'Italia

Abruzzo | Basilicata | Calabria | Campania | Emilia-Romagna | Friuli-Venezia Giulia | Lazio | Liguria | Lombardia | Marche | Molise | Piemonte | Puglia | Sardegna | Sicilia | Toscana | Trentino-Alto Adige | Umbria | Valle d'Aosta | Veneto

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Regioni d'Italia

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L’Italia è costituita da entità territoriali amministrative, tra cui le Regioni ( art. 114 Cost.).

Le Regioni, secondo quando indicato dall'art. 131 Cost., sono 20; 5 di queste sono dotate di statuto speciale.

Le regioni con i relativi capoluoghi sono (con un asterisco sono contrassegnate le regioni a statuto speciale):

Italia suddivisa per regioni

Indice

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Regioni - Diritto Amministrativo

La Regione nell'ordinamento italiano è un ente territoriale autonomo, dotato di propri organi e funzioni.

Per approfondire, vedi la voce Regione (Amministrativo).

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Suddivisione

Ad eccezione della Valle d’Aosta, le Regioni sono ripartite in Province (attualmente 106, dal 2009 saranno 109).

Il livello inferiore della suddivisione amministrativa è il Comune.

Le Città Metropolitane, superprovince dotate di competenze comunali, seppure previste a livello costituzionale, non sono ancora state istituite.

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Regioni in dati

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Popolazione, superficie e densità abitativa, capoluogo, numero di comuni e province

Di seguito una tabella contenente i dati delle 20 regioni italiane. Gli enti sono ordinati per popolazione.

  • Dati ISTAT - Censimento Generale della Popolazione Italiana (anno 2001)

Regione
Capoluogo
Popolazione (ab.)
Superficie (kmq)
Densità (ab./kmq)
Province
N. Comuni

Lombardia
Milano
9.032.554
23.861
378,5
Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza e Brianza*, Pavia, Sondrio, Varese.
1.546

Campania
Napoli
5.701.931
13.592
419,5
Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno.
551

Lazio
Roma
5.112.403
17.210
297,1
Frosinone, Latina, Rieti, Roma, Viterbo.
378

Sicilia
Palermo
4.968.996
25.701
193,3
Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani.
390

Veneto
Venezia
4.527.694
18.390
246,2
Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza.
581

Piemonte
Torino
4.214.677
25.398
165,9
Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano Cusio Ossola, Vercelli.
1.206

Puglia
Bari
4.020.707
19.364
207,6
Bari, Barletta-Andria-Trani*, Brindisi, Lecce, Foggia, Taranto.
258

Emilia-Romagna
Bologna
3.983.346
22.122
180,1
Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini.
341

Toscana
Firenze
3.497.806
22.990
152,1
Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena.
287

Calabria
Catanzaro
2.011.466
15.083
133,4
Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia.
409

Sardegna
Cagliari
1.631.880
24.090
67,7
Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari.
377

Liguria
Genova
1.571.783
5.421
289,9
Genova, Imperia, La Spezia, Savona.
235

Marche
Ancona
1.470.581
9.695
151,7
Ancona, Ascoli Piceno, Fermo*, Macerata, Pesaro e Urbino.
246

Abruzzo
L'Aquila
1.262.392
10.793
117,0
Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo.
305

Friuli-Venezia Giulia
Trieste
1.165.761
7.712
151,2
Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine.
219

Trentino-Alto Adige
Trento
940.016
13.599
69,1
Bolzano/Bozen, Trento.
339

Umbria
Perugia
825.826
8.454
97,7
Perugia, Terni.
92

Basilicata
Potenza
597.768
9.992
59,8
Matera, Potenza.
131

Molise
Campobasso
320.601
4.438
72,2
Campobasso, Isernia.
136

Valle d'Aosta
Aosta
119.548
3.266
36,6
Aosta
74

TOTALE ITALIA
56.977.736
301.171
189,2
8.101

*Province istituite e in corso di attivazione, operative dal 2009.

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Reddito pro capite: Macroregioni e Regioni

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Sigle

Sigla
Regione

ABR
Abruzzo

BAS
Basilicata

CAL
Calabria

CAM
Campania

EMR
Emilia-Romagna

FVG
Friuli-Venezia Giulia

LAZ
Lazio

LIG
Liguria

LOM
Lombardia

MAR
Marche

MOL
Molise

PMN
Piemonte

PUG
Puglia

SAR
Sardegna

SIC
Sicilia

TOS
Toscana

TAA
Trentino-Alto Adige

UMB
Umbria

VAO
Valle d'Aosta

VEN
Veneto

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Voci correlate